Roma, 26 lug – Lanci di sassi e mattoni contro le auto in corsa per rapinare i conducenti e rubare le auto stesse. E’ quanto avvenuto la scorsa notte a Castel Romano, sulla Pontina. Dal campo rom della zona è partita così una sassaiola impressionante per colpire gli automobilisti. A denunciarlo sono stati proprio questi ultimi: sei macchine semidistrutte e due persone ferite.

Inutile dire che si è trattato di un’azione coordinata da parte dei rom e che le conseguenze potevano essere ben peggiori. “Li ho visti in faccia – ha racconta a Il Messaggero un ragazzo che guidava una delle auto colpite – ero pronto ad entrare nel campo nomadi insieme alla polizia per indicare i colpevoli, ma gli agenti hanno detto che non era il caso di notte. Ma questo che è successo è gravissimo e pericoloso, qualcosa di incredibile”. “Viaggiavo verso Roma – ha dichiarato a  RomaToday un 20enne romano – quando ho sentito un botto. Ho visto che ero nei pressi del campo rom e non mi sono fermato. L’ho fatto successivamente sull’Ardeatina ed ho visto sulla fiancata i segni di un sasso”.

Un episodio (affatto isolato) che purtroppo conferma come i cittadini della capitale, e non solo, siano costretti a convivere con questi gruppi di rom che non hanno alcuna intenzione di integrarsi ma che pensano bene di agire impunemente sulla pelle dei residenti italiani. “La cosa paradossale è chi ha denunciato l’episodio di violenza è stato bloccato su Facebook per incitamento all’odio. Soltanto per aver descritto quanto fosse successo. Questa sorta di razzismo al contrario, di buonismo senza senso, portato avanti da chi gestisce i social fa sentire ancora più abbandonati dalle istituzioni i cittadini”, a rivelarlo è Andrea Antonini, responsabile del Lazio di CasaPound.

“Poteva scapparci il morto, come documentato dalle foto ai danni alle macchine e dalle ferite al volto e alla nuca. Chi denuncia l’accaduto – dice ancora Antonini – sottolinea che episodi di questo tipo purtroppo si verificano puntualmente in quel tratto di strada durante la notte, da anni. E le istituzioni non hanno mai mosso un dito per individuare e arrestare i responsabili”.

 

Alessandro Della Guglia

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