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Roma, 6 apr – Marcello Veneziani, giornalista e saggista “in direzione ostinata e contraria” dice la sua sull’improvvisa e arbitraria censura, da parte di Facebook, della pagina del Primato Nazionale: “L’asticella della censura scende sempre più in basso, ma non bisogna abbandonare la postazione“.



Veneziani, che nel tempo ha collaborato spesso con il mensile (che potete trovare da oggi in edicola) del Primato Nazionale, parla della censura operata ai danni della nostra testata da parte di Facebook. Spesso, l’obiezione posta dal fan medio di Repubblica quando si verificano queste sfortunate censure – come di recente avvenuto per Byoblu – è: “Facebook è un’azienda privata, fa ciò che vuole”. Veneziani non la pensa così. “E’ tutto il contrario: un’azienda privata non può permettersi di sindacare sulla libertà di espressione, può solo intervenire laddove ci siano reati“.

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Veneziani: “Clima di democrazia sorvegliata”

Una diversità di opinione può essere cosa criticabile, ma non può sfociare nella censura“, insiste Veneziani, che offre anche un ulteriore spunto e cioè quello sull'”aspetto educativo minatorio” delle modalità con le quali il colosso di Menlo Park opera nei confronti delle voci dissonati come Il Primato Nazionale: “Sembra quasi un “colpirne uno per educarne cento“, come a dire che c’è una linea oltre la quale non si può andare. Ma questa linea, secondo il giornalista de La Verità, “si abbassa sempre più. E’ un clima che tra queste censure, il me too e la cancellazione della storia, è diventato un clima di democrazia sorvegliata a cui si aggiunge, in questo momento storico, anche il clima sanitario”.

Non bisogna dimenticare, infatti, che Facebook ormai da tempo appone una sorta di disclaimer sotto qualsiasi contenuto che menzioni il coronavirus: “Basta citare il vaccino o il Covid e si entra automaticamente tra quelli che vanno segnalati: è un preavvertimento”, ribadisce Veneziani che, d’altronde, ricorda che “quando si arriva alla censura a Trump, un presidente degli Usa uscente, tutto è possibile“.

“Non abbandonare le postazioni, ma creare strumenti alternativi”

Veneziani parla anche della natura “monopolistica” di Facebook e di come le varie anime del mondo intellettuale reagiscano a ciò: “Finora chi è liberale ha preferito non intervenire, proprio perché liberale, e invece chi è progressista vuole addirittura che queste censure funzionino, per ragioni etiche e pedagogiche”. In merito a un eventuale intervento dello Stato in queste vicende, Veneziani dice: “Non so se invocare lo Stato possa essere una cosa positiva o possa addirittura aggravare la situazione censoria. In generale, meno i social decidono la compostezza dei messaggi, meglio è. Sarebbe bello attivare voci alternative, lo si è visto anche con Twitter, ma a parte un primo momento si è tornati nello stato iniziale in cui la piattaforma decide tutto sui contenuti”.

Veneziani, tuttavia, esorta chi si adopera per un’informazione libera a non abbandonare “la postazione”: “Io sono dell’idea di non abbandonare mai le postazioni ma di crearsi strumenti alternativi, social alternativi, cercare in qualche modo di non legarsi esclusivamente a queste piattaforme. Abbandonare la postazione significa ammettere una sconfitta e non controbattere a queste censure sempre più frequenti è un sintomo di assuefazione”.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Un commento a M.Veneziani non si nega. Uno dei pochi a non mollare in tempi terribili e che oggi giustamente ci insegna a non abbandonare la postazione. Per me ha il diritto di imporre.
    Ritengo solo che dovrebbe riprendere, in modo maggiormente duro e sostanzioso, il tema della etica applicata alla dinamica capitalistica possibile e accettabile, come pure saper cogliere di più da certi “reietti”…

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