Roma, 23 mar – Sono 124 le pagine del fascicolo redatto dal Gip del tribunale di Torino nel febbraio scorso, riguardanti le violenze commesse da una trentina di antagonisti del centro sociale Askatasuna, tra il capoluogo piemontese e la Val di Susa. Violenze, pestaggi, guerriglie pianificate e provocazioni alle Forze dell’ordine, però, non sono bastati al Gip per confermare il reato di associazione sovversiva contestato dalla pubblica accusa. “Lascia tuttavia perplessi la scelta di derubricare il reato di associazione sovversiva contestata dalla pubblica accusa nei confronti di questi centri sociali, attesi gli annosi e continui attacchi diretti a fermare la costruzione della Tav attraverso una guerriglia organizzata ‘militarmente’, assalendo con violenza e ferendo anche gravemente gli operatori delle forze dell’ordine impegnate. ormai da decenni, con grande sforzo degli organici e di spesa pubblica, nella difesa dei cantieri Tav. Sono tanti i feriti che si contano negli anni tra le forze dell’ordine, a causa degli scontri pianificati da questi centri sociali No Tav” così ha scritto il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp) in un comunicato pubblicato il 10 marzo scorso. L’inchiesta della procura della procura di Torino ha già portato all’esecuzione di 13 misure cautelari nei confronti degli antagonisti di Askatasuna: due sono stati condotti in carcere (Giorgio Rossetto e Umberto Raviola, due si trovano ai domiciliari (Donato Laviola e Alice Scavone) e nove hanno l’obbligo di firma e il divieto di dimora.

La guerriglia pianificata da Askatasuna in Val di Susa

Dalle carte del Gip di Torino, appare subito evidente che gli attacchi violenti contro i cantieri dell’alta velocità in Val di Susa, avvenuti tra il 2020 e il 2021, sono stati tutti sistematicamente pianificati e organizzati dai leader e dai militanti di Askatasuna. In un’intercettazione ambientale del 24 luglio 2020, Mattia Marzuoli ha definito la protesta No Tav come “una gallina dalle uova d’oro” per Askatasuna. Sempre Marzuoli, riportava agli altri militanti le direttive impartitegli da Giorgio Rossetto sulla pianificazione della protesta nel presidio di Piana Costanza, sottolineando la necessità di “prendere la altre case” perché quella zona doveva diventate “una piccola city con costruzioni anche sugli alberi”. Le aggressioni alle Forze dell’ordine, che sorvegliavano i cantieri dell’alta velocità, dovevano essere solo provocazioni per evitare lo smantellamento del presidio. “Non si fa niente che metta in pericolo il posto… Non vuol dire che non si va a fare qualcos’altro, delle robe di disturbo” sottolineava Mattia Marzuoli. Infatti, Giorgio Rossetto aveva precisato a Marzuoli: “Non hai capito che non vogliono fare un cazzo? Siamo noi che dobbiamo fare (…) Non sono loro (…) L’ultima delle idee loro è darci una manganellata (…) Hai capito?”. In merito a questa vicenda, il Gip ha sottolineato che l’obiettivo dei militanti di Askatasuna era quello di “Creare preordinatamente occasioni di tensioni (di crescente intensità) nei confronti delle forze dell’ordine che pongano in essere azioni ‘scomposte’”. Che le azioni di Askatasuna fossero volte a provocare reazioni degli agenti, è chiaro anche in un’altra intercettazione. Il 25 aprile 2020, davanti alla lapide partigiana in zona Vanchiglia a Torino, Giorgio Rossetto “criticava un’altra militante perché aveva visto la polizia passare e non aveva accolto l’occasione propizia per provocarli, per farsi portare in questura e poi sollevare un polverone mediatico: ‘se non ci sono io a organizzare queste trappole per la questura’ non ci pensa nessuno”, ha scritto il Gip.

Sono state 14 in totale le azioni violente contro un cantiere dell’alta velocità, pianificate da Askatasuna che operava nel presidio di Giaglione, riferibili agli anni 2020 e 2021. Durante quegli attacchi, gli antagonisti hanno lanciato pietre, molotov e artifizi pirotecnici, e hanno appiccato incendi all’interno di aree boschive, peraltro predisponendo pannelli di lamiera o di plexiglass davanti al cancello del cantiere, allo scopo di rendere più difficile lo spegnimento con l’uso di manichette d’acqua e di idranti.

Manifestazione di piazza del 2020

Anche due manifestazioni di piazza in cui hanno partecipato gli antagonisti di Askatasuna sono finite nel fascicolo del Gip di Torino. Il 7 giugno 2020, in occasione di un’iniziativa di solidarietà in memoria di George Floyd a cui prese parte anche Askatasuna, Mattia Marzuoli definiva tale manifestazione come “corteo dei baluba” (baluba è un termine dispregiativo rivolto agli immigrati africani). Come documentato da diverse fonti, durante tale iniziativa, gli agenti hanno dovuto fronteggiare diversi focolai di violenza. I manifestanti hanno pure imbrattato muri e statue del Palazzo Civico.

Durante le proteste contro il lockdown del 26 ottobre 2020 a Torino, ai manifestanti pacifici si erano uniti diversi antagonisti di Askatasuna e alcune bande di giovani nordafricani che, approfittando del caos, saccheggiarono i negozi del centro.

In merito a tale vicenda, in un’intercettazione del 27 ottobre 2020, Umberto Raviola di Askatasuna asseriva all’antagonista vicentino Francesco Pavin: “È stata una bella manifestazione (…) Il grosso l’ha fatta la massa (…) Più i ragazzini anche italiani della periferia (…) Bande di ragazzi, la massa era bande auto organizzate, amici del parchetto, del bar così che sono arrivati in piazza e si muovevano ognuno a fatti propri, nessuna connotazione politica, nessun tipo di identificazione (…) La massa era proprio spontanea (…) Quello che è successo a Torino, è successo anche a Milano e anche a Napoli (…) Bisogna capire se si possono aprire degli spazi politici per provare a fare un discorso diverso (…) Bisogna capire come si evolve la situazione nei prossimi giorni”. In un’altra intercettazione del 28 giugno 2021, Mattia Marzuoli diceva a Raviola: “Erano 50 a saccheggiare via Roma (a Torino, ndr). Vivono da schifo (…) Si pigliano tutto lo schifo (…) Ne bastano due, tre di loro”. Come evidenzia il Gip, gli antagonisti di Askatasuna cercavano di comprendere come canalizzare e coordinare quella rabbia giovanile a loro vantaggio.

Askatasuna tra pestaggi di spacciatori stranieri e di occupanti in ritardo sul pagamento dell’affitto

Nel fascicolo, il Gip ricorda anche i pestaggi degli spacciatori stranieri, nel quartiere Vanchiglia di Torino, eseguiti dagli antagonisti di Askatasuna. La colpa dei pusher non sarebbe stata quella di portare degrado e morte nel quartiere, ma quella di attirare la polizia, come ha raccontato una vittima alle autorità: “Mi dicevano ‘Devi andare via di qui, non puoi stare qui sotto, avete portato la polizia a forza di spacciare. Sono sempre qui che controllano’”.

Le violenze fisiche degli antagonisti torinesi non si sono fermate agli spacciatori stranieri. Il 22 maggio 2020, nell’immobile occupato “Spazio Popolare Neruda”, gestito dallo “Sportello prendo casa” di Askatasuna, è stato malmenato e rapinato il nigeriano Charles Camara, che risiedeva in quello stabile dal 2017 con moglie e figlia minorenne. La sua colpa era stata quella di non aver pagato i 60 euro dell’affitto mensile dovuti agli antagonisti. In un’intercettazione, Camara veniva così definito: “Un nero che rompe i coglioni (…) Sto negro che si fa i cazzi suoi, tipo beve fuori dalla stanza”. In un’altra intercettazione, parlando della vicenda, Giorgio Rossetto redarguiva: Noi dobbiamo affidarci a gente (a cui dare le camere occupate, ndr)) che poi non partecipa (…) Non siamo la Caritas (…) Che cazzo ce li teniamo a fare (…) E questo discorso vale anche per gli italiani, se non si comportano bene, non devono essere ospitati lì dentro”.

Francesca Totolo

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta