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Roma, 17 apr – Claudio Colosio oggi è un medico responsabile di unità operativa ospedaliera di medicina del lavoro dell’ospedale San Paolo di Milano e fa parte del comitato scientifico della Regione Lombardia. Lo stesso Claudio Colosio, il 13 marzo 1975, prese parte al barbaro agguato omicida nei confronti di Sergio Ramelli. Aveva il compito di sorvegliare la zona dell’agguato ed eventualmente dare l’allarme.



Ramelli aveva 18 anni, era un militante del Fronte della Gioventù e fu aggredito nel capoluogo lombardo, in via Paladini, mentre si stava incamminando verso casa. Fu ammazzato a colpi di chiave inglese da un commando di Avanguardia Operaia e di quel commando faceva parte anche l’attuale membro del comitato scientifico della Regione Lombardia. A quel ragazzo di 18 anni, il commando di Avanguardia Operaia sfondò il cranio. Ramelli morì dopo 47 giorni di agonia la mattina del 29 aprile 1975 e le forze dell’ordine a causa delle pressioni politiche, giusto per capire chi generava odio in quegli anni (e non solo), arrivarono a proibire il corteo funebre.

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Il 16 maggio 1987, Colosio fu condannato dalla Corte d’assise di Milano a 15 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Due anni dopo, il 2 marzo 1989, la II sezione della Corte d’assise d’appello, presieduta da Renato Cavazzoni, nonostante l’accusa nei confronti degli aggressori di Ramelli fosse mutata nel ben più grave omicidio volontario, riconobbe incredibilmente l’attenuante del concorso anomalo, riducendo le pene degli imputati. A Colosio venne ridotta la condanna a 7 anni e 9 mesi. Condanna confermata poi nel 1990.

Gallera ne è a conoscenza?

Chi lo ha nominato nel comitato scientifico sapeva che Colosio è stato condannato per l’omicidio di Ramelli? L’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, è a conoscenza di questi fatti? Lo chiediamo proprio a Gallera perché lo scorso 10 aprile l’assessore ha firmato un decreto indicando i nomi dei 26 membri che sono andati a comporre il Comitato Tecnico Scientifico per affrontare l’emergenza coronavirus: tra questi membri c’è appunto Claudio Colosio. A questo punto cosa intende fare l’assessore Gallera? Rimuoverà prontamente dal prestigioso incarico uno degli assassini di Sergio Ramelli?

CasaPound: “La Regione faccia un passo indietro”

“Una gaffe vergognosa da parte di Regione Lombardia che dà bene l’idea di come un delitto atroce come quello di Sergio Ramelli sia stato rimosso dalle coscienze degli italiani e dei milanesi solo perché la vittima stava dalla parte ‘sbagliata’. Una rimozione così profonda che nemmeno una giunta di centrodestra è riuscita a risparmiarci questa ulteriore, incredibile ferita”. Così Simone Di Stefano, tra i leader di CasaPound, commenta la nomina di Claudio Colosimo, oggi docente di medicina del Lavoro alla Statale, nel 1990 condannato in via definitiva per l’omicidio Ramelli, nella task force creata dalla Regione Lombardia per guidare la fase 2 dell’uscita dall’epidemia.

“Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, è morto al termine di un mese di agonia nel 1975 a Milano, dopo essere stato ridotto in fin di vita a colpi di chiave inglese da alcuni studenti di medicina. Colosio, insieme ad altri due complici, ebbe in quel vigliacco blitz il compito di sorvegliare la zona dell’agguato con l’impegno di dare l’allarme in caso di pericolo. Confessò, e chiese perdono alla madre di Ramelli, un perdono che lei però non volle dargli mai. Cosa direbbe ora Anita Ramelli? Alla Regione Lombardia chiediamo un po’ di decenza e di rispetto per la memoria di Sergio e per il senso di giustizia di tutti gli italiani: su Colosio faccia un passo indietro”.

Eugenio Palazzini

 

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8 Commenti

  1. Un Paese senza memoria del suo passato è destinato a non avere un futuro: Gallera cancella questo insulto alla memoria di un povero giovane vittima della violenza brutale dei rossi !!!
    Io non dimentico…Sergio Ramelli, VIVE !!!

  2. ola regione fa un passo indietro o a questo assassinoo il passo in basso glielo facciamo fare noi. Siamo alla follia!!!!!Ultimamente tra bergoglio e lega pare si siamo dati alle libagioni

  3. concordo:
    chi si macchia di reati contro la persona non DEVE MAI cessare di espiare,
    e non me ne frega niente nè di quanti anni sono passati,
    e nemmeno del fatto che la giustizia non lo punisca abbastanza.

    e in particolare,NON DEVE MAI PIU’ avere alcuna possibilità di reinserirsi,a nessun livello:
    deve diventare il più solo,del più solo tra gli uomini…
    anche in mezzo alla gente.

    non si può sentire di gente come la de nardi,che si ricostruisce una vita aiutata da stato,chiesa e associazioni succhiasangue varie…
    e ha pure la faccia di lamentarsi che a volte gli viene rinfacciato il suo crimine:
    se fosse per me sarebbe relegata a vita su un’isola deserta a mantenersi con le sue forze,se ce la fa:
    e se non ce la fa,che crepi.

  4. E certo… Perché un uomo che paga il suo debito con la giustizia, poi fa un percorso riabilitativo si laurea in medicina e passa il resto della sua vita devolvendolo ad aiutare il prossimo merita due ergastoli alla carriera… Dopo 45 anni ancora riversate la frustrazione della vostra vita propinano odio verso quest’uomo che invece è un grande medico e docente…

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