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Catania, 4 mag. – Mentre la Guardia Costiera assolve le ong, dicendo che salvare vite umane in mare è un dovere, Frontex fornisce le prove delle collusioni tra ong e scafisti. Il dossier, che concentra la sua attenzione sull’attività svolta nel Mediterraneo da otto navi “private”, afferma: “nel 90% dei salvataggi eseguiti dalle navi delle Ong nel 2017, le imbarcazioni coinvolte sono state individuate direttamente dalle Organizzazioni e soltanto in seguito è stata avvisata la Guardia costiera”. Inoltre è stato rilevato che i transponder delle navi umanitarie risultino siano spesso spenti proprio nel momento in cui rintracciano i naufraghi.

Ma il dossier di Frontex non si ferma qui, fa nomi e numeri: la nave più grossa è quella di Medici senza Frontiere, battente bandiera italiana con capacità di 100 posti, la più piccola quella di Jugendrettet.org, bandiera olandese, che ha 100 posti. Delle varie ong citate nel dossier, ben tre (SeaWatch, JugendRettet, e Sea Eye) si rifiutano di collaborare e si avvalgono della facoltà di non rispondere alla convocazione della Commissione Difesa del Senato. Sembrerebbe quindi provato che siano le ong ad andare a cercare i migranti, e non che intervengano laddove viene fatta richiesta. Gli stessi migranti salvati avrebbero testimoniato l’esistenza dei contatti tra scafisti e ong.

Frontex spiega anche come è cambiata la strategia degli scafisti negli ultimi due anni: prima i barconi arrivavano a Lampedusa, nel 2014 si fermavano a metà strada dall’Italia. Dal 2016 gli scafisti lasciano i profughi appena fuori dalle acque libiche. Ci tiene la portavoce Isabella Cooper a non accusare nessuno ma spiega: “non abbiamo il mandato per svolgere indagini sul territorio. Le fanno la Polizia ed Europol, noi ci limitiamo a passare loro le informazioni che raccogliamo durante i salvataggi e l’assistenza dei migranti”.

Ovviamente gli interessati respingono ogni accusa, bollandola come infamia. E la Guardia Costiera li difende per mezzo delle parole del suo comandante generale, l’Ammiraglio Vincenzo Melone, che in commissione Difesa del Senato ha riferito: “L’affermazione più volte ripetuta dai rappresentanti delle organizzazioni secondo cui le unità navali operano sotto il nostro controllo è corretta” che specifica come “Non c’è e non potrebbe esserci alcun controllo preventivo o generalizzato da parte della Guardia Costiera sull’attività delle Ong, sulle rotte seguite o sulle zone di mare in cui navigano, salvo per quelle che battono bandiera nazionale”.

Ma che Carmelo Zuccaro, il pm di Catania che per primo ha lanciato l’allarme, avesse ragione lo dimostra anche l’inchiesta penale della procura di Trapani aperta contro una ong non italiana che da tempo opera nel Mediterraneo, la prima a essere indagata per collusioni con i trafficanti di uomini. A suo carico il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A scriverlo è il settimanale Panorama. Maggiori dettagli si potranno leggere nel numero in edicola domani, ma al momento si sa che questa ong, di cui non è ancora stato rivelato il nome, sarebbe entrata in azione senza aver ricevuto un Sos e neppure una richiesta di intervento da parte delle autorità italiane.

Nel frattempo, Zuccaro non sarà trasferito. Il Csm è con lui, gli assicura “pieno sostegno alle indagini“, e valuta una pratica a tutela del procuratore. Il Comitato di presidenza del Csm, infatti, ha disposto l’acquisizione degli atti “rilevanti” riguardanti le dichiarazioni di Zuccaro: “Ogni sostegno possibile” fanno sapere da Palazzo dei Marescialli “affinché le indagini condotte dalla Procura di Catania, così come quelle svolte da altri uffici inquirenti sulle medesime ipotesi investigative, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità”.

 

 

 

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2 Commenti

  1. ve le fornisco io le prove;

    in mare le navi più veloci incrociano alla velocità di un motorino non truccato; pensare davvero a quella velocità di muoversi TROVARE e salvare un gommone…è semplicemente impossibile;

    quanto miinimo le ONG non avrebbero all’attivo più di diecimila persone soccorse (2016) rispetto a quelle della Marina che opera ovviamente con ben altri mezzi,persone ed organizzazione;

    l’unico dubbio -rispetto alla Marina Militare- è se anche le ONG ballino a bordo dei loro natanti sulle note di “be happy” come da tragicomico video ufficiale postato dalla prima in rete.

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