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Roma, 4 mag – Comunque vadano le elezioni francesi, una vittoria la Le Pen l’ha già conseguita: è riuscita a far parzialmente crollare il muro del “fronte repubblicano”. Una forma di pensiero magico, un delirio oscurantista, una trincea antidemocratica, che confinava autoritariamente fuori dalla Repubblica un intero partito, foss’anche il primo in termini di consenso, come a lungo è stato il Front national e come forse è ancora (En Marche non è un partito, ma una “start-up”, il consenso ottenuto da Macron è puramente personale). Che sia l’astensionismo del comunista Mélenchon o l’aperto sostegno del gollista Dupont-Aignan, che sia l’equidistanza di alcuni intellettuali di sinistra come Onfray e Todd, sta di fatto che Marine è riuscita a svincolarsi dalla ghettizzazione.

Che poi lo abbia fatto con strategie discutibili, con una certa ingenerosità nei confronti del padre, con una notevole dose di soggezione culturale all’ideologia dominante è verissimo. Ma ciò non vuol dire che l’operazione non sia riuscita e non bruci agli irriducibili dell’antifascismo. Tra questi va annoverato Ezio Mauro, che a quanto pare è un nostalgico delle manifestazioni del 2002, in cui la sinistra scendeva in piazza con striscioni come “Votate il truffatore, non il fascista”, dove il primo era Chirac e il secondo Le Pen senior. Il direttore di Repubblica è furioso: “L’odio nei confronti del riformismo ha bisogno di minimizzare i rischi del post-fascismo, per sdoganare l’astensione tranquillizzando le coscienze inquiete davanti alla xenofobia del Front. Se Macron è uguale a Le Pen, allora Marine definitivamente non viene più dall’inferno, è una nemica ma come tanti, anzi non è nemmeno la peggiore, entra nella normalità del gioco politico francese, culturalmente accettata, moralmente scusata, storicamente amnistiata”.

È così, quindi: il direttore del principale giornale italiano vorrebbe mandare uno dei due candidati francesi, e un buon 21% del popolo francese stesso, all’inferno. Questa è la loro idea di democrazia: la competizione e il confronto delle idee valgono solo fra chi decidono loro. Gli altri? All’inferno. Sottratti al dibattito, al confronto, alla competizione, sottoposti a una condanna ontologica, metafisica, che prescinde dai programmi, che prescinde dal grado di rappresentanza delle istanze popolari. È la democrazia basata sui cordoni sanitari, sulle autorità morali autoproclamatesi, sugli archi costituzionali, sulla mostrificazione dell’avversario. Ma la cosa non va deplorata più di tanto: la strategia può consentire la vittoria di un’elezione, di due, di tre, ma alla lunga avrà il fiato corto e si ritorcerà contro gli apprendisti stregoni. Mettere qualche milione di concittadini fuori dal consesso civile è una tattica suicida, prodromica a sconvolgimenti ben più clamorosi, quando i suddetti milioni avranno recepito il messaggio, ovvero che la democrazia vale per tutti, ma non per loro. I vari Ezio Mauro stanno giocando con il fuoco. Noi, come al solito, tifiamo incendio.

Adriano Scianca

2 Commenti

  1. Marine ha consegnato già alla Storia in poche perentorie parole
    uno dei più emblematici “guanti di sfida” di tutti i tempi:

    “comunque vada la Francia sarà guidata da una donna:o da me o dalla Merkel”

    o dalla moglie di Macron.

  2. E ha perfettamente ragione a tifare per l’incendio!
    Non si sopporta più questo atteggiamento della “cultura” di sinistra che parla talmente tanto a sproposito di democrazia non avendo idea di cosa il termine significhi nel suo significato vero e più profondo e se ne riempie talmente tanto la bocca da finire per vomitare solo falsità e ipocrisia.
    E la riprova ne è che puntualmente qualsiasi verdetto, situazione, movimento di popolo che non sia conforme a quello che la sinistra ritiene ortodosso viene puntualmente messo alla gogna, demonizzato, ritenuto inaccettabile.
    Il caso specifico delle elezioni presidenziali francesi è solo uno, l’ultimo, dei tanti di tutti i giorni.

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