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Roma, 5 giu – L’eterna telenovela delle riaperture è probabilmente il tema maggiormente divisivo per la maggioranza, dato che le divergenze tra i partiti appaiono ben lungi dall’esser terminate. Nel corso della settimana abbiamo assistito ad un nuovo braccio di ferro tra l’ala aperturista del governo e quella più rigida, capitanata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Ricapitolando l’oggetto della discussione politica possiamo intuire perché la ripartenza è ancora in salita.



Prendiamo il tema dei commensali ai tavoli di bar e ristoranti. Stando alla visione di Speranza il numero dai componenti sarebbe da ridurre quanto più possibile, pena il rischio di una nuova ondata pandemica. Non è dato comprendere come qualche unità in più in una pizzeria possa comportare un’emergenza sanitari. La problematica fattuale sarebbe, tuttavia, di natura economica. Ulteriori restrizioni e limitazioni alle riaperture si tradurrebbero infatti un ulteriore calo di fatturato per le attività. Come se non fossero già notevolmente provate da mesi di chiusura totale.

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La richiesta del ministro era quella di limitare il numero di posti ai tavoli nei locali chiusi ad un massimo di 4 unità, anche in zona bianca. Rendendo di fatto impossibile il consumo in un locale per una famiglia più ampia o per un folto gruppo di amici. Inoltre, la presenza persistente di zone gialle avrebbe dovuto imporre questa limitazione anche per i tavoli all’aperto. Complice l’insorgere dei governatori delle regioni, totalmente in disaccordo con la scelta, si è instaurato un duro scontro politico. La richiesta di questi ultimi sarebbe stata quella di incrementare il numero fino ad 8 unità al chiuso, indipendentemente dal colore della regione.

Riaperture: le incomprensibili frenate e ripartenze del governo

Stanti le diversità in maggioranza e l’eterna visione del compromesso da raggiungere che affligge l’Italia si è deciso di porre il limite ad un massimo di 6. Pertanto, a partire dal prossimo 21 giugno (data in cui terminerà la misura del coprifuoco) le nuove norme dovrebbero permettere questo piccolo incremento di posti. Non appare però comprensibile come si possa persistere nel voler derogare e regolamentare la ripartenza lavorativa ed economica. L’unica possibilità di salvezza per molte attività appare essere quella di riaperture totali, che campagna vaccinale e bella stagione dovrebbero anche garantire maggiormente sicura.

La prospettiva che ci si pone dinanzi non appare delle più rosee. Conoscendo la persistenza ottusa ed il disinteresse per il ceto produttivo di Speranza non possiamo certo aspettarci che la sua voglia di limitazioni e chiusure faccia prossimamente degli sconti.

Tommaso Alessandro De Filippo

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