Roma, 14 nov – Quattro anni di carcere per abuso d’ufficio e lesioni gravissime allo psicoterapeuta Claudio Foti, coinvolto nel caso degli affidi del comune di Bibbiano in Val d’Enza – Emilia-Romagna. Il Gup di Reggio Emilia ha anche rinviato a giudizio 17 persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti: andrà a processo per abuso d’ufficio, ma è stato prosciolto dalle accuse di falso. La prima udienza è stata fissata per il 23 giugno 2022.
“Rifarei tutto ciò che ho fatto”, ha commentato Foti dopo la sentenza. Titolare dello studio Hansel e Gretel di Moncalieri (Torino), lo psicoterapeuta è stato per anni il luminare specializzato nella gestione degli abusi su minori, ideatore del metodo di indagine per scoprire eventuali violenze su bambini da parte degli adulti.



Bibbiano, la novità da rilevare 

Per la prima volta una Procura e dei pubblici ministeri intendono indagare sul mondo degli affidi sia in chiave economica che di mala gestio dei minori e il Tribunale con rito abbreviato ha ritenuto fondato l’impianto dell’accusa che mostrava le dinamiche surrettizie messe in campo da operatori, psicologi, assistenti sociali e amministratori locali allo scopo di privilegiare l’allontanamento dei bambini dalle loro famiglie per essere alloggiati in strutture. Ha riconosciuto inadeguato, sbagliato e malvagio il metodo utilizzato per raggiungere tale scopo e che tali interventi cagionano lesioni ai minori oggetto di trattamento. Ha preso in esame i danni provocati alle vittime: pesantissimi e dolorosi. Foti è infatti stato condannato oltre che per abuso d’ufficio anche per il reato di lesioni personali gravissime.

Qui sta il punto, qui è il fulcro di questo processo che, per la prima volta, stigmatizza il comportamento di tutti quelli che per anni hanno fanno affari sulla pelle degli innocenti. Una condanna che fa vacillare la logica che ha imperversato (e tutt’ora imperversa) nell’ambito del Tribunale dei Minori e prova a lanciare un messaggio chiaro: il metodo Foti largamente adottato da associazioni, cooperative che accolgono i minori in caso di allontanamento, deve essere rivisto poiché ha portato a tantissimi allontanamenti e necessita di una revisione critica.

Non solo Bibbiano: il problema dell’allontanamento dei minori dalla famiglia

Chi ha messo insieme gli elementi di quest’inchiesta, in primis la dottoressa Valentina Salvi che ha coordinato le indagini sugli affidi illeciti, ha mostrato bene lo scandalo di amministratori, assistenti sociali, educatori tutti facenti parte di un sistema finalizzato a trarre il massimo vantaggio economico per sé e il massimo danno ai soggetti coinvolti e all’erario.

“Siamo soddisfatti, certo. Non lo possiamo negare. Ma non si è mai contenti fino in fondo quando si fa affiorare qualcosa che non ha funzionato nella nostra società”, ha dichiarato il Procuratore della Repubblica reggente, Isabella Chiesi al termine della sentenza pronunciata dalla Procura di Reggio Emilia la quale ha messo il massimo impegno per fare luce sulle situazioni che erano state segnalate che necessitavano di essere indagate.

“Chiaramente questa condanna deve portare ad una rivalutazione critica dell’operato della magistratura minorile dei vari operatori compresi gli avvocati ad una rivalutazione dei casi trattati da operatori che deliberatamente hanno scelto di allontanare i minori da famiglie funzionali, dichiarate disfunzionali e se sia effettivamente vero che è interesse del minore essere allontanato dalle realtà familiari”, afferma l’avvocato Rita Ronchi intervistata sulla materia minori. “Parliamo a livello regionale (Emilia Romagna ndr) di circa 50 milioni di euro di costi per sostenere i casi di allontanamento e servizi sociali, nello specifico un inserimento comunitario di un minore costa circa 100 euro oltre iva e costo aggiuntivi al giorno quindi di 30 – 40000 euro solo di inserimento comunitario di un minore in un anno. Se riuscissimo ad evitare questi interventi separativi il più delle volte inutili sarebbe sicuramente un grande passo avanti per la collettività intera. Se sì, riusciremo a dare un senso a questo processo. Se no sarà colpa nostra e del nostro colpevole silenzio”, conclude il legale.

Antonietta Gianola

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