Milano, 15 ott – In vista di una manifestazione che Matteo Salvini organizzò il 18 maggio scorso, alla quale partecipò anche Marine Le Pen, un consigliere comunale espone sul balcone del suo ufficio uno striscione con scritto: “Milano è città aperta, ma dice no alle adunate fasciste e razziste”. Come si usa dire oggi: e niente, fa già ridere così. Ma in realtà c’è un’appendice comica di questi giorni. Il consigliere si è visto ora recapitare una multa di 500 euro (massimo edittale) dalla Polizia Locale per aver violato il regolamento sul Decoro urbano del Comune. Per la cronaca, si tratta di Basilio Rizzo, 73 anni, ex insegnante di elettronica in pensione da un decennio, comunista da sempre, un passato in Avanguardia operaia (il gruppo da cui provenivano gli assassini di Sergio Ramelli), poi in Democrazia proletaria, in Consiglio comunale ininterrottamente dal 1983.

Otto avvocati per una multa da 500 euro

Dunque è una passione che non conosce limiti di età, quella del compagno Rizzo, per l’antifascismo più agitato, anche quando c’è da applicarlo, per una curiosa e paranoica proprietà transitiva sempre di moda, in contrapposizione a questo o a quel nemico delle sinistre vecchie e nuove. Una passione che ora rischia di costargli una manciata di biglietti da cento euro. Roba che farebbe pure bella figura a dire con fierezza: “Pago volentieri una multa per la mia lotta al fascismo e al razzismo”. E invece no. Il nostro non ci sta affatto a mettere mano al portafogli come finanziamento del suo irriducibile spirito neopartigiano. Così, assistito da un pool di ben otto avvocati, Rizzo ha depositato un ricorso contro il “suo” Comune e il “suo” sindaco, Giuseppe Sala, per ottenere dal Tribunale l’annullamento dell’ordinanza di ingiunzione che gli è stata notificata il 10 settembre.

Prima dell’inizio della manifestazione del 18 maggio, Rizzo era stato invitato dal presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolé, e dal vicesindaco, Anna Scavuzzo, a ritirare lo striscione esposto sul balcone del suo ufficio nella Galleria Vittoria Emanuele e firmato “Milano in Comune”, la lista civica di cui è unico rappresentante a Palazzo Marino. Cosa che il maturo consigliere si era rifiutato di fare “perché pensavo che non fosse motivo di tensione ma di civile manifestazione del pensiero”. In ogni caso, a parte la provocazione verso i sovranisti riuniti in piazza Duomo, la contestazione riguardava il decoro urbano. Ecco, un po’ di decoro, specie dopo una certa età, sarebbe auspicabile, oltre che gratuito.

Fabio Pasini

4 Commenti

  1. Ma pensa, ex avanguardia operaia con l’ufficio in Galleria Vittorio Emanuele, questa gente non ha proprio il senso della dignità!!

  2. Vecchio pirla , Satana ti ospiterà per l’ ETERNITA’ , tu e gli
    assassini di SERGIO ! … e i tuoi avvocati .
    Dovreste pentirvi , ma so che non lo farete !
    meglio , ESISTE la GIUSTIZIA e …. vi aspetta …… atei del c….

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