Roma, 28 apr – Pensavate di esservi liberati dell’app Immuni? Nonostante non se ne stia parlando da qualche giorno dopo le polemiche su privacy e «volontarietà» del download, nonostante Conte non ne abbia fatto menzione nell’ultima conferenza stampa a presentazione della fase 2, il progetto a contrasto dell’epidemia che per funzionare prevede il tracciamento dei contatti di almeno il 60% degli italiani è tutt’altro che accantonato.



Cinque strumenti chiave

Per il capo della task force governativa Vittorio Colao, Immuni continua ad essere uno degli strumenti chiave di controllo del Covid-19 durante la fase 2, se qualcuno se ne fosse scordato: lo ha fatto presente, richiamando tutti all’ordine, chiedendo una «rapida adozione della tecnologia per il contact tracing» nel primo rapporto consegnato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio. Immuni, specifica il documento, fa parte di cinque fattori decisivi per fare ripartire il Paese: l’esecuzione a tappeto di test sierologici per ricostruire le infezioni passate e di tamponi per avere una fotografia istantanea della progressione dell’epidemia; dispositivi di protezione individuale (mascherine) per tutelare la salute propria e altrui, app per tracciare i contatti di chi risulta positivo e circoscrivere la comparsa di eventuali nuovi focolai, cure a domicilio.

Colao richiama all’ordine 

Da qui la raccomandazione, rivolta al governo, di porre «un’attenzione particolare alla necessità di raggiungere rapidamente un’uniformità su scala nazionale nella gestione di informazioni e dati sul rischio medico sanitario e una tempestiva condivisione dei dati tra Regioni e CTS/Ministero della Salute», al fine di consentire «Una continua e tempestiva valutazione dello stato dell’epidemia» che servirà, in ogni momento, a stabilire «la necessità di nuove chiusure totali o parziali al livello territoriale rilevante».

Insomma, Colao preme per la cosiddetta «regia digitale» della fase 2: sorveglianza per tutti e libertà da sacrificare sull’altare della sicurezza sanitaria. Ma qualcosa non rema a suo favore. Immuni, secondo quanto riportato da StartupItalia, è pronta, eppure dell’applicazione non è stata fatta menzione nella conferenza stampa di Conte. Troppi i nodi ancora da sciogliere, come quello della volontarietà e dell’anonimato, su cui ad esempio l’avvocato Laura Liguori, (socia dello studio Portolano Cavallo e membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Italiano Privacy), intervistata dal Giornale, esprime fortissimi dubbi: «In una situazione di emergenza si tende a contrapporre un diritto fondamentale come la salute a un altro come la privacy. È un po’ come con la sicurezza dopo gli ultimi attacchi terroristici». Cosa vale di più? Liguori non ha esitazioni: «Se le tecnologie di controllo diventano invasive, il rischio di una sorveglianza di massa è reale. Oppure il rischio di essere soggetti a decisioni interamente automatizzate, ad esempio per ottenere un mutuo o un’assicurazione. La salute e la protezione dei dati personali sono due diritti che non si contrappongono ma vanno contemperati nella difesa del diritti fondamentali».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Colao bacchetta il governo!! E chi cavolo si crede questo? E’ il popolo italiano che deve tracciare Colao in ogni secondo per sapere cosa fà e dice in una “authority” qualsiasi uno non eletto da nessuno e ex dipendente di banche straniere che si sono arricchite anche con l’Italia.Alla prima riunione della authority a cui partecipa hanno parlato di avere l’immunità sulle decisioni che prenderanno !!Insomma questo vuole decidere e non esserne responsabile di fronte agli italiani!!Tanti compatrioti ne hanno abbastanza di gente tirata fuori da chissà quale cappello che ci viene a dire cosa dobbiamo fare.Cosa fare lo deve decidere SOLO chi viene eletto dal popolo italiano che è sovrano; queso dice la costituzione!

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