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Roma, 13 mar – È nei momenti di massimo pericolo che un popolo ritrova la sua unità. E mentre in Italia infesta il coronavirus, con medici e infermieri in prima linea a rischiare la propria vita per salvare quella dei malati, gli italiani riscoprono tutta la potenza dei simboli nazionali. Tra cui, ovviamente, non può mancare l’inno di Mameli, intonato per esempio dai cittadini di Salerno. La stessa scena si è potuta apprezzare stamattina anche a Roma, con il Canto degli Italiani che è più volte risuonato dal palazzo di CasaPound.

Mameli a CasaPound

Le note di Novaro e il testo di Mameli, infatti, sono stati lanciati dalle tartarughe frecciate ad altissimo volume in via Napoleone III, risuonando per tutto il quartiere. Alcuni passanti – non tantissimi, ovviamente, viste le restrizioni – si sono fermati a riprendere la scena con il proprio smartphone. Tra applausi e richieste di bis (prontamente accontentate), l’inno è stato accompagnato dallo sventolare del tricolore dall’ultimo piano del palazzo. La versione scelta da CasaPound era quella integrale, che non sarà male leggere e rileggere in queste ore di grande dolore e paura, sì, ma anche di grande speranza e solidarietà.

Il testo dell’Inno di Mameli

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi
perché non siam Popolo
perché siam divisi
raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte;
l’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore;
giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti per Dio,
chi vincer ci può!?

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte;
l’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
dovunque è Legnano,
ogn’uom di Ferruccio
ha il core, ha la mano,
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla,
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte;
l’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute:
ah l’aquila d’Austria
le penne ha perdute;
il sangue d’Italia
bevé, col Cosacco
il sangue polacco:
ma il cor le bruciò

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte;
l’Italia chiamò.

Vittoria Fiore

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