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Roma, 24 set – E’ ora di finirla con le critiche agli italiani, con le criminalizzazioni e il «complesso del minidotato» quando si parla di gestione dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese. Gli italiani, al di là di tutto, si stanno comportando bene e i dati sul contagio, comparati con quelli di altri Paesi europei, stanno lì a dimostrarlo. «In Italia abbiamo lavorato bene ed è ora di finirla di criticare gli italiani; cerchiamo anche qualche volta di riconoscere i loro meriti». Lo puntualizza all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente della task force Covid-19 della Liguria.

Abbiamo fatto meglio della Francia

Bassetti commenta le notizi arrivate dalla Francia, dove alcune città tra cui Parigi sono state inserite nella lista delle aree «super rosse» o «scarlatte» per la diffusione del contagio. Lo ha stabilito il ministro della Salute Olivier Veran, che annuncerà le diverse misure da applicare a seconda delle categorie di cui sopra. Tra le misure adottate nelle varie zone compare il divieto di vendere alcolici dopo le 20, il tetto massimo di dieci persone per le riunioni e la diminuzione da cinquemila a mille partecipanti ai grandi raduni. «Quello che per i francesi chiamano zona scarlatta o zona rossa non è altro che quello che noi stiamo facendo da maggio. Ci stanno copiando, anche se noi abbiamo un’epidemia controllata con meno casi. Diciamolo, noi abbiamo fatto le cose meglio», spiega.

Parigi ci copia

Bassetti pone l’accento sulla falsa percezione della situazione sanitaria d’Oltralpe: «Bisogna fare attenzione, qui da noi sui media sembra che in Francia ci sia un lockdown, ma non è così. Si tratta solo delle misure di contenimento che stiamo applicando, bene, noi italiani da mesi – prosegue – Forse l’unica misura in più è quella del divieto di feste con più di 10 persone. Ma ci stanno copiando, anche se noi abbiamo una epidemia controllata con meno casi. Insomma, abbiamo fatto le cose meglio».

Riconosciamo i meriti degli italiani

Basta quindi con la narrazione degli italiani indisciplinati e insofferenti alle regole: «Siamo il Paese in Europa che usa di più le mascherine, solo il 3% non le usa. In Italia abbiamo lavorato bene ed è ora di finirla di criticare gli italiani – insiste – cerchiamo anche qualche volta di riconoscere i loro meriti». Il medico ripropone quindi il suo solito cavallo di battaglia: la necessità di comunicazioni istituzionali più rilassate e meno improntate al catastrofismo, insistendo su di una «maggiore tranquillità nella comunicazione, uno sforzo per il bene comune nello stimolare una nuova educazione civica e un nuovo rispetto per gli altri. Non la politica della sanzione ma il convincimento che le misure in vigore servono per proteggere noi e la comunità», conclude.

Cristina Gauri

1 commento

  1. Ieri un articolo che le misure italiane sono una limitazione inaccettabile della libertà… Oggi un articolo che le misure italiane sono al top e gli altri ce le copiano… Coerenza, questa sconosciuta.

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