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Roma, 24 set – Continua a tenere banco lo scandalo che ha travolto Luis Suarez per il suo esame di italiano, sostenuto presso l’Università per Stranieri di Perugia. Dalle intercettazioni, infatti, emerge che si è trattato di una farsa per permettere al centravanti uruguaiano, la cui moglie ha ascendenze italiane, di acquisire la cittadinanza. In questo modo Suarez diventerebbe ancora più appetibile per le squadre europee, visto che non risulterebbe più extracomunitario. Finora sono finiti nel registro degli indagati tre membri dell’ateneo perugino, tra cui il rettore in persona. Ma adesso qualcuno ha fatto anche il nome di Fabio Paratici, amministratore delegato della Juventus.

Suarez l’italiano   

Come tutti sanno, dopo la rottura tra Suarez e il Barcellona, la Juventus era fortemente interessata a ingaggiare l’attaccante uruguagio. Tuttavia, avendo terminato nella propria rosa le caselle per giocatori extracomunitari dopo gli acquisti di Arthur (brasiliano) e McKennie (statunitense), per la Juve era indispensabile che Suarez ottenesse la cittadinanza italiana. E ora, appunto, l’ipotesi al vaglio alla Procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, è che sia stata proprio la Juventus ad imbastire la truffa. Secondo gli inquirenti, infatti, il mediatore tra i bianconeri, nella persona di Paratici, e i vertici dell’ateneo sarebbe stato Maurizio Oliviero, rettore dell’Università degli Studi di Perugia.

Paratici direttore d’orchestra?

Oliviero, che verrà sentito nei prossimi giorni come testimone, ha dichiarato: «Mi chiamò una persona che fa parte dello staff della Juventus per sapere se nel mio ateneo si poteva sostenere il test B1, io risposi che avrei interessato i colleghi dell’università per gli stranieri. Chiamai la collega Giuliana Grego Bolli e parlai pure con Simone Olivieri [direttore generale dell’Università per Stranieri, anche lui indagato]. Ad entrambi spiegai quali erano le richieste e girai i contatti. Poi non ho saputo più nulla. Qualche giorno dopo l’esame sostenuto da Suarez sono stato contatto da Paratici che voleva dirmi che l’entourage del giocatore era rimasto molto soddisfatto dell’accoglienza ricevuta e voleva ringraziarmi. Una telefonata di cortesia». Olivieri verrà poi intercettato al telefono con l’avvocato Maria Turco, che lavora nello studio del legale della Juventus Luigi Chiappero. Una volta stretto l’accordo, la Turco ringrazia Olivieri e gli garantisce che «vi porteremo altri stranieri».

Che cosa rischia la Juventus?

Insomma, il sospetto è che la Turco abbia agito su mandato dei vertici della società bianconera, vogliosi di accontentare Andrea Pirlo, neoallenatore della Juve che aveva espressamente chiesto di ingaggiare Suarez. Ad ogni modo, detto delle indagini della Procura di Perugia, anche la giustizia sportiva si è mossa, e la Figc ha avviato un’inchiesta per stabilire se ci siano illeciti sportivi. Anche perché, se la responsabilità penale è individuale e ne risponderebbero solo i diretti interessati (Paratici non è però ancora indagato), in ambito sportivo le cose sono un po’ diverse. In questo caso vale l’articolo 32 del Codice di giustizia sportiva, che norma i «doveri e divieti in materia di tesseramenti, trasferimenti, cessioni e controlli societari». Qualora venisse confermato l’illecito, la Juventus rischia di incappare in sanzioni molto pesanti: potrebbe sì cavarsela con una semplice ammenda ma, in caso di forti responsabilità di Paratici e del suo entourage, la Juve potrebbe anche essere punita con l’esclusione dal campionato.

Il ruolo di Paratici

Al momento, ovviamente, questo rischio è ancora lontano. Si è ancora in fase di indagini e l’illecito è tutto da dimostrare. In ogni caso, non basta il coinvolgimento dell’avvocato Turco, che non è una tesserata della Juventus. Per arrivare a una pena del genere, deve essere comprovato un intervento diretto della società. E per ora il nome di Paratici non compare nelle intercettazioni, ma è stato tirato in ballo dal rettore Oliviero nelle sue dichiarazioni alla stampa. Insomma, la pratica è ancora lunga. Staremo a vedere.

Gabriele Costa

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