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Roma, 3 giu – Il coronavirus si sta progressivamente “ritirando” in Europa. Un’involuzione consolante e che al contempo rassicura i cittadini da un punto di vista sanitario. Meno da quello economico, soprattutto in Italia dove misure necessarie per affrontare la crisi in atto se ne vedono poche e comunque discutibili. Adesso però si presenta un altro problema affatto irrilevante, almeno stando a quanto “profetizzato” da Guido Bertolaso: un probabile aumento di sbarchi di immigrati sulle coste italiane italiane.

La “profezia” di Bertolaso

“L’emergenza che ha colpito il nostro Paese e tutto il mondo ha distratto da questa drammatica questione. Il problema in Africa – ha detto l’ex capo della Protezione Civile durante una conferenza stampa a Palermo – non si risolverà e questa emergenza compromette ancora di più qualsiasi ipotesi di assisterli a casa loro, che è l’unico sistema vero e serio che si dovrebbe realizzare e vi parlo da medico”. Una riflessione, quest’ultima, del tutto condivisibile eppure ben poco condivisa nel governo giallofucsia. Perché tutto si fa tranne che intervenire per bloccare i flussi di clandestini che con la bella stagione tornano ad essere sempre più evidenti. Bertolaso non sta dunque facendo ricorso alla sfera di cristallo, si limita a osservare la realtà, cosa peraltro mai scontata.

L’ex capo della Protezione Civile ha deciso così di evidenziarla, per tentare di scuotere dal torpore chi dovrebbe preoccuparsene. “Questo, da un lato, comporterà delle ripercussioni sull’epidemia di Covid in Africa, anche se la situazione al momento è sotto controllo – ha detto ancora Bertolaso – ma, dall’altro, peggiorando le condizioni socio-economiche di quel continente sarà agevolato un notevole afflusso di persone in cerca di aiuto attraverso il Sahara“. E anche quest’ultima è più di una preoccupazione, perché se finora in Africa l’epidemia di coronavirus non ha fortunatamente avuto effetti devastanti in termini sanitari, permangono e anzi si aggravano le già pessime condizioni socio-economiche del continente nero.

Eugenio Palazzini

 

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