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Roma, 23 apr – Che il numero degli infetti e, soprattutto, delle vittime del coronavirus sia superiore rispetto alle cifre fornite ufficialmente ormai è un po’ il segreto di Pulcinella. Lo sanno tutti. E ora, a conclusione del primo bimestre epidemico del Paese la scienza e la statistica ci vengono in aiuto per fare chiarezza e rivedere le cifre relative al Covid-19. Repubblica cita uno studio elaborato da un gruppo di esperti, tra i quali i fisici Giorgio Parisi, Enzo Marinari, Federico Ricci-Tersenghi, Luca Leuzzi e il biologo Enrico Bucci. Gli scienziati si sono messi ad analizzare i dati dei decessi, forniti dall’Istat, nel periodo compreso tra il 22 febbraio e il 4 aprile.



Un confronto con gli anni precedenti

Le cifre, messe in griglia con quelle relative agli anni precedenti riferite sempre al medesimo periodo, si sono rivelate in tutta la loro drammaticità. Nelle regioni maggiormente sferzate dall’epidemia, il numero delle morti è risultato essere sensibilmente più alto non solo della media stagionale – cosa del resto già segnalata nei comuni della bergamascama anche dei numeri, relativi alle vittime di Covid-19, dichiarati dalla Protezione civile.

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Il caso della Lombardia

Consideriamo, per esempio, il caso più eclatante, quello della Lombardia, regione-epicentro della epidemia. Negli anni scorsi la media delle morti nel periodo sopra considerato era di circa 11mila persone. Quest’anno sono passate a miglior vita circa 27mila lombardi, 9mila dei quali certificati come vittime dell’infezione. C’è un «buco» anomalo, inspiegabile – o spiegabilissimo – di circa 7mila morti. Una cifra esorbitante. Lo stesso discorso, seppur in scala ridotta, vale per L’Emilia-Romagna, dove si registrano 1.100 decessi in più rispetto a quelli ufficiali, e in Liguria, con 400 morti «misteriosi» persi lungo la via. Emblematico il caso-pilota di Bergamo, dove le vittime ufficiali sono state 2.425, ma ci sono altri 3mila morti «fantasma», da ricercarsi tra coloro che, non potendo essere ricoverati perché le strutture sanitarie erano al collasso, hanno atteso la loro fine entro le mura domestiche, senza nemmeno essere sottoposte al tampone. E quindi, per la Protezione civile non potevano rientrare nel conteggio relativo al Covid-19.

Diecimila decessi «fantasma»

Secondo lo studio, quindi, «al 4 aprile 2020 il numero reale di decessi in eccesso dovuti all’epidemia (in modo diretto ed indiretto) era circa 25.000». Ma lo stesso giorno il bollettino ufficiale annunciava la cifra di 15.362 morti. Diecimila vittime in meno. Di cosa sono morti quindi? I ricercatori hanno avanzato due ipotesi: La prima è che queste possano «essere morti da coronavirus avvenute fuori dagli ospedali e dunque non certificate per questo motivo. Oppure si potrebbe trattare di decessi causati indirettamente dall’epidemia: molte persone, che avrebbero avuto bisogno di cure per altre patologie o incidenti, hanno rinunciato a rivolgersi alle strutture sanitarie perché le sapevano al collasso, o se lo hanno fatto non sono state assistite». Secondo Enrico Bucci, questo dato «dovrebbe far riflettere profondamente su quanto l’organizzazione dell’emergenza e il mantenimento dei servizi essenziali permetta di ridurre l’impatto di una epidemia»

Cristina Gauri

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