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Roma, 15 ago – Il braccio di ferro su movida e discoteche tra esecutivo e governatori si chiude con un pareggio, con la decisione di Emilia-Romagna e Veneto di limitare la capienza al 50 per cento con l’obbligo di mascherina se non c’è il distanziamento di due metri in pista. Nulla di fatto per il provvedimento di chiusura minacciato dal governo, che per ora è posticipato. «Le misure ulteriormente restrittive adottate confermano la continua e leale collaborazione con il governo, ma si continuerà il monitoraggio costante pronti a ogni intervento», ha così dichiarato il ministro Boccia. Una decisione che ha fatto storcere il naso al Comitato tecnico scientifico: «Se la curva epidemica continuerà a salire, rischiamo di non poter riaprire le scuole».

«Serve prudenza e rigore, dovete intervenire», è l’allarme lanciato da Boccia nella serata di ieri: saltato l’incontro con i governatori a causa del clima di tensione dei giorni scorsi,    solo Luca Zaia dal Veneto e Stefano Bonaccini dall’Emilia Romagna hanno recepito l’avvertimento, seppur chiarendo che la chiusura non sarà totale.

Giro di vite in Veneto ed Emilia-Romagna

I provvedimenti firmati ieri permettono l’ingresso nelle discoteche «a un numero massimo di clienti pari al 50% di quanto stabilito nell’autorizzazione all’esercizio, e in ogni caso dovrà essere garantito almeno 1 metro tra gli utenti e almeno 2 metri tra gli utenti che accedono alla pista da ballo». Si dovrà «indossare la mascherina sia negli ambienti al chiuso che all’aperto». Il personale «deve utilizzare la mascherina e procedere ad una frequente igienizzazione delle mani». Mentre il governatore della Sardegna Christian Solinas ha dato il via libera alle discoteche fino al 31 agosto, sia pur a due metri di distanza, Bonaccini ha stabilito «la chiusura immediata del locale, senza alcun rimando ad ulteriori pratiche amministrative, se viene accertato dagli organi di vigilanza il mancato rispetto delle norme fissate dall’ordinanza».

I gestori protestano

Insorgono, come prevedibile, i proprietari delle discoteche. Il presidente del Silb emiliano (il sindacato della categoria) Gianni Indino è intervenuto duramente: «Adesso basta, non ci stiamo più. Non possiamo essere sempre noi la vittima sacrificale. Serviva uno scalpo da esporre all’opinione pubblica, serviva una vittima sacrificale da consegnare ai benpensanti? Ecco, adesso l’avete. Ma non ci stiamo più: ci siamo stancati di essere considerati la causa di tutti i mali».

Il Cts inchioda le discoteche

Non ha invece dubbi Fabio Ciciliano del Cts: «Le discoteche sono per loro essenza un punto e un momento di aggregazione assoluto. Il distanziamento è quasi impossibile da garantire e poi c’è il fatto non secondario che la gente suda, aumenta la frequenza respiratoria mentre balla e quindi la proiezione dei droplets è più a lunga distanza». E’ prevista per la prossima settimana una nuova riunione del Comitato: al centro del dibattito vi saranno l’imminente riapertura delle scuole, la ripresa delle attività lavorative, i trasporti pubblici. Ciciliano avverte: «Gli indici epidemiologici in costante peggioramento non fanno certamente stare tranquilli, soprattutto se pensiamo che tra un mese i ragazzi devono tornare a frequentare le lezioni».

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Stanno provocando per avere una reazione. A cosa servono disposizioni liberticide? A fare arrabbiare le persone, per poi fare interventi antisommossa a nostro danno con l’aiuto di eurogendfor che da mesi pattuglia in parallelo ai carabinieri… Carabinieri che verranno destituiti d’ufficio tra poco… Gli unici che facevano giuramento davanti al presidente della repubblica… Quindi traete le vostre considerazioni.

  2. Qui si balla molto, troppo, in tanti, vis à vis, fuori dalle discoteche e controvoglia, quindi piuttosto seccati, forse anche sulla strada dell’ incazzatura senza ritorno… Ma chi se ne frega delle discoteche, oppure siamo a strane analogie con Hiv, senza siringhe, Hbv e sesso prevalentemente anale?!

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