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Coronavirus, parla la figlia della prima vittima: “Sarà stato “vecchio”, ma era mio padre”

by Ilaria Paoletti
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Coronavirus Trevisan

Vò Euganeo, 26 feb – Vanessa, figlia di Adriano Trevisan, 78 anni, prima vittima italiana del coronavirus che si è spento venerdì scorso nell’ospedale di Schiavonia dice la sua: “Adriano Trevisan non è un numero, non è la prima vittima italiana del coronavirus, non è un nome e un cognome sul giornale. Adriano Trevisan è mio papà, è il papà di Vladimiro e Angelo. È il marito di mia madre Linda. È il nonno di Nicole e di Leonardo“.

Anche la figlia positiva al coronavirus

Anche Vanessa risulta positiva al coronavirus. Ha 45 anni ed è chiusa in casa ormai da quattordici giorni, nella sua Vò Euganeo, di cui è stata anche sindaco fino allo scorso anno. Sulla morte del padre Adriano è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Padova attraverso l’acquisizione delle cartelle cliniche. Insieme a Vanessa c’è la madre, ora vedova, e anche lei è positiva al test del coronavirus.

“Mio padre era un leone”

“Mio padre era un leone allegro, a 78 anni era autosufficiente, guidava la macchina e usciva da solo. Nessuno in paese lo chiamava Adriano, per tutti era ‘il moro’” dichiara Vanessa a La Repubblica: “Aveva lavorato nell’edilizia. Quando era giovane ha fondato con 4 amici una ditta edile con decine di dipendenti, ha costruito mezza provincia di Padova”. “Quando in ospedale ci hanno chiesto se di recente fosse stato all’estero” ricorda la figlia “mia madre ha risposto che neanche le aveva fatto fare il viaggio di nozze“.

“Come se la sua età attenuasse il nostro dolore”

Vanessa si ribella all’idea che il padre sia diventato solo un numero, o che la sua morte sia meno grave perché Adriano aveva 78 anni: “Hanno detto ‘però era vecchio’, come se la sua età dovesse attenuare il dolore che provo, come se la sua scomparsa fosse meno importante”.  “Era cardiopatico e debilitato” spiega la figlia: “Il mio vero rammarico è che il nostro medico di base, quando ha cominciato a sentirsi male, non sia voluto salire a Vò per visitarlo. Sosteneva fosse una banale influenza”.

Il test per il coronavirus

Adriano Trevisan si è ammalato giovedì 13 febbraio e domenica 16 è stato ricoverato a Schiavonia. Vanessa ricorda che nessuno sospettava che il papà potesse aver contratto il coronavirus: “La dottoressa che seguiva il caso ci diceva di non poter fare il test per il virus perché il protocollo non lo prevedeva per pazienti che non erano tornati dalla Cina, o non avevano avuto contatti con soggetti a rischio”.

“Ringrazio gli angeli dell’ospedale”

Quando il test finalmente viene eseguito e risulta positivo (giovedì 20) purtroppo per Adriano non c’è niente da fare: “La sera è morto.  Comunque voglio ringraziare tutto il personale di quel reparto, sono stati angeli” dice Vanessa “quando papà ha avuto la crisi cardiaca, hanno provato a rianimarlo per 40 minuti. Ben venga l’indagine, ma lui non me lo riporta più indietro nessuno”.

Ilaria Paoletti

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4 comments

Jos 26 Febbraio 2020 - 6:43

..ma se anche faceva il test..l’antivirus non esiste ancora….

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Sergio Pacillo 27 Febbraio 2020 - 7:58

Ogni anno in Italia muoiono oltre settemila persone per complicazioni da influenza, perlopiù persone anziane, afflitte da altri mali.

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