Roma, 13 mag — Difficile non pensare alle prodezze di Ugo Tognazzi ne Il Petomane o al «Calboni capocordata» di fantozziana memoria apprendendo la vicenda di cui è protagonista la conduttrice del Tg1 Dania Mondini. Il mezzobusto Rai ha infatti denunciato i suoi superiori che per «punizione» l’avrebbero costretta a lavorare in una stanza con un collega affetto da gravi problemi di meteorismo ed eruttazioni.

Il caso è quindi finito nella Procura di Roma, dove il pm ha aperto un fascicolo per stalking nei confronti dei giornalisti accusati dalla Mondini di averla condannata ad una vita lavorativa a base di flatulenze nauseabonde: Filippo Gaudenzi, Marco Betello, Piero Felice Damosso, Andrea Montanari e Costanza Crescimbeni. Perché proprio stalking e non mobbing? Un interrogativo a cui, per ora, nessuno riesce rispondere.

Condannata a lavorare con il petomane

I fatti sono avvenuti nel 2018, quando i cinque dirigevano il telegiornale della prima rete Rai. Stando a quanto ricostruito da Repubblica, i superiori della Mondini avrebbero deciso di «limare» alcune sue sbavature caratteriali in seguito ad alcuni attriti, riducendola a più miti consigli e costringendola a stare nello stesso ufficio del collega petomane, incapace persino di trattenere rigurgiti. Una vita lavorativa di rutti, flatulenze e puzze nauseanti. Mondini, a quel punto, oppone un «rifiuto motivato all’ordine di servizio», al quale seguono ulteriori ritorsioni: viene marginalizzata in ambito lavorativo e racconta di avere subito pesanti angherie verbali in seguito a errori minimi commessi durante la conduzione del Tg.

La giornalista decide allora di rivolgersi in procura, presentando refertazione che attesta lo stato di stress subìto sul luogo lavorativo. Di tutti e sei i testimoni ascoltati, solo una collega della Mondini confermerà la sua versione. La procura di Roma a questo punto chiede l’archiviazione del caso perché il reato di stalking non sussiste, semmai quello di mobbing, di cui bisogna valutare l’ipotesi.

Stalking e mobbing

Lo stalking, infatti, è un reato punito dall’art. 612 c.p. che consiste «nell’attuazione di condotte persecutorie ripetute che incidono sulle abitudini di vita della vittima o generano un grave stato di ansia o di paura». Mentre il mobbing è un termine più specifico e riguarda «la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica». Ebbene, sorprendentemente, la procura generale procede sullo stesso binario, quello dello stalking: «Il pg Marcello Monteleone avoca a sé l’inchiesta, togliendola di fatto al pm, e decide di continuare a indagare per stalking i 5 giornalisti della Rai». Il caso continua…

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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