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Roma, 10 feb – Gli anticorpi monoclonali sono un inutile spreco di denaro, denaro che andava invece investito nella ricerca italiana: lo ha deciso Andrea Crisanti, che accantonato per un attimo il sogno di tenere sottochiave 60 milioni di italiani fino al 2022, ha deciso di farci sapere la sua fondamentale opinione sul cocktail di farmaci contro il Covid-19 appena approvato dall’Aifa.



Una delle cosiddette «terapie indirette», che modulando il sistema immune dell’ospite rendono inefficace l’attacco virale e contengono i sintomi più gravi dell’infezione, i monoclonali riducono mortalità (e soprattutto ricoveri, evitando il sovraffollamento delle strutture ospedaliere) del 70%. Questo se utilizzati nelle primissime fase della malattia. Già autorizzati da altri Paesi – un cocktail di questi farmaci, il Regeneron, aveva guarito in pochi giorni l’ex presidente Usa Donald Trump – in Europa e in Italia si trovavano  in una situazione dei stallo prima dell’approvazione urgente da parte del ministero della Salute.

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Crisanti contro gli anticorpi monoclonali

Ebbene, Crisanti ci fa sapere che l’Italia sta sprecando i propri soldi. «Sulla base dei risultati, i monoclonali non funzionano nei casi avanzati di Covid, hanno un effetto positivo nei casi lievi e moderati. A che serve spendere 500 milioni di euro in questa pratica? Quei soldi sarebbero serviti alla ricerca italiana». Lo ha ribadito nel corso della trasmissione Cartabianca, su Rai 3. Lo «zanzarologo», come lo chiamava Palù, si dimentica però di spiegare che i monoclonali sono utilissimi per trattare i pazienti ad alto rischio nelle prime fasi dell’infezione. Pazienti che ne hanno bisogno tempestivo proprio perché il virus potrebbe avere effetti gravi sull’organismo. E che il rapporto costi-benefici deve includere la riduzione dei ricoveri ospedalieri (una fiala di anticorpi costa da mille a duemila euro, un giorno di ricovero può arrivare a costare oltre 3mila euro).

Persino Galli dà torto a Crisanti

Persino il collega Massimo Galli, con il quale di solito è sempre concorde, è rimasto basito dalle dichiarazioni di Crisanti sui monoclonali. «Francamente non capisco a cosa si riferisca Crisanti, con cui sono quasi sempre d’accordo». I monoclonali somministrati precocemente «possono avere ambiti di applicazione specifici su pazienti ad alto rischio. Ma anche su anziani, che sono poi la fetta di popolazione che non se la passa benissimo. Funzionano come terapia limitando la replicazione del virus ma anche come forma di prevenzione perché è una sorta di immunizzazione passiva».

Ripassare la matematica

Il costo di un monoclonale negli Usa «è intorno a 1.250 dollari per singola somministrazione, e una singola infusione normalmente può bastare», insiste Galli. «Ma c’è stata una riduzione enorme delle ospedalizzazioni e noi sappiamo quanto costa un giorno di ospedalizzazione. Probabilmente già quello è superiore al costo del monoclonale. Non parliamo della terapia intensiva che è 3 volte di più. Quindi semmai c’è un risparmio». Prima di criticare gli anticorpi monoclonali, forse Crisanti farebbe bene a ripassare la matematica.

Cristina Gauri

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