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Roma, 30 apr — Che i rapporti tra il Professor Andrea Crisanti e la Regione Veneto non fossero più idilliaci da tempo era cosa nota. Difficile dimenticare la scia considerevole di dichiarazioni a mezzo stampa e sui canali TV attraverso cui il microbiologo non ha mai smesso di rivolgere pesanti critiche al sistema dei tamponi rapidi adottato dalla Regione guidata da Luca Zaia.



Crisanti indagato per diffamazione

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ultima intervista del Professor Crisanti, questa volta rilasciata a Report, che ha provocato le ire del direttore generale della sanità regionale, Luciano Flor. L’ente regionale è passato alle vie di tutela legale, presentando un esposto alla Procura della Repubblica. Si tratta di quindici pagine composte principalmente dalle torrenziali dichiarazioni di Crisanti che minerebbero la credibilità e il decoro della istituzione che gli ha dato lavoro. La Procura di Padova ha quindi acquisito, il dieci marzo scorso, le carte. L’esposto è siglato da Roberto Toniolo, direttore generale di Azienda Zero, braccio operativo della Regione in tema di tutela della salute. A seguito dell’esposto, Crisanti è stato quindi iscritto nel registro degli indagati per il reato di diffamazione.

Crisanti si crede Galileo

E qui si apre una pagina che sembra davvero in linea con l’attuale ondata di virologia mediatica, ormai oggettivamente fuori controllo in quanto a narcisismo e perdita di senso del reale. Come se non bastassero le fosche e apocalittiche previsioni rilasciate a getto continuo, ecco che Crisanti commenta, all’Adnkronos, la sua vicenda giudiziaria con un incredibile «non ci voglio credere e mi sembra assurdo. È dai tempi di Galileo che una procura non si occupa di giudicare un articolo scientifico».

Galileo non occupava i palinsesti televisivi

Tralasciando il fatto che chiaramente di Galileo non si occupò alcuna Procura ma l’Inquisizione, e non appare propriamente la medesima cosa, il paragone lascia sconcertati. In effetti Galileo non occupava i palinsesti televisivi né inondava agenzie di stampa e giornali con previsioni simil-apocalittiche. Crisanti appartiene a quell’ala di ultras del lockdown per cui bisognerebbe chiudere tutto, preferibilmente sine die, e riveder la luce solo in un ipotetico futuro. Con buona pace della salute mentale della gente, dell’economia e del lavoro. «L’agenda la detta il virus», è il suo motto.

Un paragone che non sta in piedi

Proprio per questo, davvero si può arrivare al punto di paragonarsi a Galileo per aver subito una denuncia per diffamazione? In fondo, tutelarsi in sede legale è pieno diritto di una istituzione screditata e diffamata da un personaggio che compare in tv a ogni ora del giorno. Come se Galileo, volendo rimanere nel paragone, fosse stato sottoposto a processo non per la sua teoria ma per aver screditato in via continuativa il suo datore di lavoro e un ente istituzionale. «Si stanno coprendo di ridicolo con questa denuncia. Credo sia la prima volta che un argomento scientifico viene usato a scopo diffamatorio», commenta ancora il Professore. Sarebbe però il caso di ricordare che ogni dichiarazione si porta dietro delle precise responsabilità, in termini di credibilità e di risvolti giuridici. Galileo avrebbe mai dichiarato, ad esempio, che lui avrebbe dato il buon esempio non andando al ristorante, con una categoria piegata da un anno di chiusure?

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Che risate.L’esperto di insetti (detto dal Prof. Palu’) si paragona a Galileo!! La mania di grandezza di certi non conosce limiti

  2. ahhh questo è fuori di capoccia come i terrapiattisti , sono comunità online di esaltati di esagitati come gli imam di daesh stanno sempre a pontificare a minacciare a terrorizzare ! peggio dei talibans!
    ma chi te conosceva prima de sta cosa! mollaci tizio , molla , molla il microfono !

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