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Roma, 21 mag — Messo spalle al muro dall’evidenza delle cifre del contagio, persino il catastrofista Andrea Crisanti ha dovuto ammettere di essere stato «troppo pessimista». Ma se pensate che se ne sia pentito, che sia rammaricato del terrorismo psicologico, dei vaticini da peste manzoniana, dell’allarmismo un tanto al tocco con cui ha perseguitato gli italiani negli ultimi 15 mesi, vi sbagliate di grosso. Non se ne pente minimamente — e del resto faticheremmo a credere il contrario.

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Crisanti non si pente

«Sono stato troppo pessimista? Non mi pento», sentenzia in collegamento da Londra a Piazzapulita. Crisanti è lì per difendere la sua decisione di seminare il terrore, preconizzando pile di cadaveri per le strade, in corrispondenza delle riaperture dello scorso 26 aprile. I dati lo hanno poi smentito clamorosamente. «Magari sono stato troppo pessimista, ma non mi pento di aver detto che abbiamo corso un rischio inutile. La strada era stata ben tracciata dall’Inghilterra. Se lei chiede ad un medico di scegliere tra una procedura sicura e un rischio, credo lei vorrebbe sentirsi dire che si segue una procedura sicura. Questo vale a livello personale e a livello di società».

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L’agenda continua a dettarla il virus

Un paragone piuttosto azzardato, dal momento che la società è governata da regole e parametri ben più complessi del singolo. E che le chiusure ad oltranza si ripercuotono drammaticamente sulla stabilità della società stessa. Ma per Crisanti «l’agenda la detta il virus» e nient’altro. «Dopo 125mila morti, ogni vita conta. A maggior ragione visto che la fine del tunnel è vicina, non vedo il motivo di correre rischi inutili», insiste ulteriormente. «La probabilità di infezione per una persona che ha ricevuto 2 dosi di vaccino è estremamente bassa. Ma è una probabilità che esiste. Inizieremo a toglierci la mascherina all’aperto quando il 60-70% di persone sarà vaccinata e la probabilità di infettare e infettarsi sarà molto bassa. E’ importante vaccinare anche i minori, altrimenti non si arriva all’immunità di gregge», afferma ancora Crisanti.

L’Inghilterra come faro

Per lo meno gli va dato merito del fatto che non arretra mai di un cm, su nulla. Non si può certo dire che sia un incoerente. «In Inghilterra c’è una prudenza estrema perché la seconda ondata ha avuto un impatto devastante, anche sulla politica e sulla scienza. Non vogliono mettere a repentaglio i risultati raggiunti, hanno un’attenzione maniacale nei confronti delle varianti e credo sia totalmente giustificato. C’è un focolaio di variante indiana in una zona e hanno mobilitato tutte le capacità di vaccinazione per intervenire in quell’area in 4-5 giorni», spiega.

Cristina Gauri

 

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