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Crosetto e la riserva militare: “Pensare agli scenari peggiori”

by Andrea Grieco
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riserva militare

Roma, 29 gen – I vari scenari bellici e rivolgimenti geopolitici a cui abbiamo assistito negli ultimi anni hanno riportato sul tavolo delle scelte questioni fondamentali che ormai si pensavano (erroneamente) legate al passato. Una di queste è proprio relativa alla natura delle forze armate, un comparto che l’intera Europa, soprattutto l’Italia, ha progressivamente smantellato nel corso dei decenni, forte dell’ombrello (o delle catene) incarnato dall’alleanza atlantica Nato a guida statunitense. In questo senso il ministro della Difesa Guido Crosetto è tornato ad esprimersi sulla necessità di creare una riserva militare.

Il ministro Crosetto sulla riserva militare

“Abbiamo trasformato le forze armate con l’idea che non ci fosse più bisogno di difendere il nostro territorio e che la pace fosse una conquista di fatto irreversibile. Le forze armate, in questo quadro, al massimo partecipano a missioni di pace, senza arrivare a scontri veri e propri. Ora i recinti sono stati abbattuti, non ci sono più regole“. Queste le parole pronunciate del ministro Crosetto in un’intervista rilasciata a La Stampa. “Il ruolo del ministro della Difesa – ha continuato il ministro – presuppone di prendere in considerazione gli scenari peggiori possibili”, come per esempio “doversi difendere sul proprio territorio. Altra cosa che va prevista è intervenire in Paesi lontani per difendere gli interessi italiani. So che è un discorso difficile da accettare perché tutti noi tendiamo a nasconderci in una comfort zone”.

Tornare potenza, anche militare

La linea intrapresa dal governo Meloni non è sicuramente quella di messa in discussione degli equilibri atlantici e del monopolio militare Nato, anzi. La possibile svolta militarista di una Nazione europea come l’Italia può dare parecchio fastidio agli Usa, ancor di più se ciò venisse fatto in un’ottica continentale in unione con altri Stati. Ora, la possibile istituzione di un bacino più ampio di supporto all’esercito non può di certo essere paragonata ad una vera e propria corsa agli armamenti o potenziamento militare, ma senza ombra di dubbio ritornare ad interessarsi all’apparato bellico (sia a livello pragmatico che ideologico) in termini diaccrescimento quantitativo e qualitativo è assolutamente necessario.

Andrea Grieco

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