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Da Napoli ecco le sardine nere, il “volto migrante” del movimento: ne sentivamo la mancanza

by Cristina Gauri
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sardine nere

Napoli, 7 dic – Non paghi di averci ammorbato alla nausea con le manifestazioni delle sardine, il movimento di Santori & co. si arricchisce di una nuova propaggine: le sardine nere. Ne avevamo proprio bisogno, dell’ala immigrata e immigrazionista del movimento: nata dal Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli stanno sfilando in corteo nel cuore della città partenopea proprio in queste ore.

Il comunicato

Sardine Nere sono tutte quelle sardine che non sono potute scendere nelle piazze italiane di queste ultime settimane, perché considerate diverse dalle altre Sardine”, spiegano in un post apparso sulla pagina dell’Ex Opg di Napoli. “Le Sardine Nere sono quelle sardine che hanno attraversato il deserto, sono fuggite ai campi libici e adesso nuotano nel Mare della Burocrazia e del Razzismo Istituzionale. Le Sardine Nere aspettano di avviare da mesi la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, aspettano il loro permesso ancora bloccato negli Uffici Immigrazione”. Nel comunicato le sardine nere si guardano bene dallo specificare che solo l’80% dei richiedenti asilo si vede respingere la richiesta perché, semplicemente, non ha alcun titolo per restare in Italia. Ma per loro questi sono dettagli.

L’affondo a Salvini

Nel comunicato, non poteva mancare il lancio di strali contro l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini:: “Da quando è entrato in vigore il Decreto Sicurezza di Matteo Salvini non riescono a convertire la protezione umanitaria in permesso di soggiorno per lavoro.Così facendo sono condannate a nuotare silenziosamente dentro a un mare di odio, invisibilità, razzismo e sfruttamento“. Il post si chiude raccontando del loro ruolo all’interno del corteo: “Le Sardine Nere riprenderanno le loro voci e attraverseranno il centro della città nuotando contro le onde degli abusi e dell’indifferenza della questura immigrazione. Nessuna rete ci potrà fermare, perché le nostre vite sono troppo importanti per rimanere bloccate”.

 

Cristina Gauri

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