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Roma, 7 dic – Eroi dell’aria, aviatori, pionieri. Molti valorosi soldati hanno dato la vita per difendere il cielo italiano e molti non sono mai più atterrati vivi con i loro velivoli. Davanti alla chiesa di Santa Maria a Sarcedo, in provincia di Vicenza, campeggia un monumento dedicato ad uno di questi eroi dell’aria, natale proprio di questo paesino: Antonio Vellere.

L’infanzia tra povertà e seminario

La famiglia di Antonio Vellere non versava nelle migliori condizioni economiche. Nato nel piccolo borgo vicentino il 5 giugno 1913, seguì un corso di studi incentrato dapprima sulla regola religiosa, in seguito anche allo studio dei classici. Di buona condotta e di ottima preparazione umanistica, divenne maestro di scuola elementare dopo aver completato anche le scuole magistrali atte a permettere la pratica dell’insegnamento. Lavorò, dapprima, in un piccolo paesino nei pressi di Thiene, in seguito nella stessa città vicentina ed, infine, a Lodi. Proprio nella città piemontese poté coltivare la sua seconda grande passione: quella per il volo.

L’aerosilurante

Antonio Vellere si arruolò nella Regia Aeronautica nel 1938 e frequentò la Regia Accademia di Caserta. Appena un anno dopo fece il suo primo volo e, nel giro di pochi mesi, entrò in possesso del brevetto di pilota militare. Il giovane prodigio non abbandonò nemmeno gli studi e si laureò in lettere nel 1941 mentre studiava, al contempo, per l’ottenimento del brevetto di pilota da caccia.

La prima missione bellica ebbe luogo il 10 novembre 1942. Sotto il comando del maggiore Massimiliano Erasi, il giovane vicentino, a bordo del suo Marchetti S.M. 84, attaccò la Ibis, una nave inglese, che venne fatta affondare.

Il 2 dicembre 1942, Antonio Vellere partì con altri otto compagni alla volta di Orano, avamposto italiano in territorio algerino. Un convoglio inglese, infatti, era in rotta verso l’Egitto. Da quella missione torneranno solo tre velivoli, Antonio Vellere non era presente tra questi. Un colpo di cannone aveva centrato in pieno il suo S.M. 79 facendolo esplodere in aria.

La sua medaglia d’oro al valor militare presenta la seguente dicitura: “Superba figura di aerosiluratore, reduce invitto da numerosi cimenti contro poderose formazioni navali nemiche, partecipava ad azioni di siluramento particolarmente difficile durante un intenso ciclo operativo, scagliandosi più volte e sempre con lo stesso animo, contro le navi nemiche, attraverso la barriera di fuoco della difesa, dava superba prova delle sue eroiche doti di soldato. Rientrato ferito da un’azione notturna, solo compreso delle necessità contingenti, e deciso a non tornare se non col serto della vittoria, chiedeva di prendere parte alle altre azioni del reparto. Partito per una rischiosa azione di siluramento, di pieno giorno ed attaccato da soverchianti forze da caccia, pur vedendo precipitare tre velivoli della sua formazione, manteneva il suo posto, fermo nella decisione di raggiungere a tutti i costi l’obiettivo. Colpito da una raffica di mitragliatrice fondeva nel rogo dell’ala la fiamma del suo ardimento, scomparendo quindi nel cielo della battaglia”.

Tommaso Lunardi

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