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“Ho 14 anni e non esco più di casa”: così Dad e lockdown distruggono gli adolescenti

by Cristina Gauri
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lockdown dad bambino

Roma, 19 feb – Chiudersi nella propria stanza a 14 anni, rinunciando a qualsiasi tipo di relazione con l’esterno: succede a Giovanni – nome di fantasia – 14 anni, che con la Dad e il lockdown ha perso gradualmente la voglia di vivere. Fino a spegnersi e rinunciare alla vita relazionale – che non sia quella mediata da chat e social – alle uscite, a tutte le attività proprie dell’adolescenza. La sua stanza è diventata il suo mondo, da cui esce solo per mangiare e per i bisogni fisiologici. C’è un nome per questa condizione, che nell’ultimo anno sta falciando un sempre maggior numero di teenager: hikikomori, persone che hanno scelto di ritirarsi fisicamente dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento.

Dad e lockdown hanno annientato la psiche di Giovanni

Il Corriere ha intervistato la madre di Giovanni, che per avere aiuto ha contattato il gruppo di genitori piemontesi dell’Associazione Hikikomori. All’inizio del lockdown, a Dad appena iniziata, Giovanni stava «benissimo», spiega la mamma. «Prima della pandemia era entusiasta, andava a scuola volentieri, la pagella è andata molto bene», racconta. «Con il secondo quadrimestre è arrivato il primo lockdown, ma l’abbiamo preso tutti un po’ sottogamba perché non sapevamo a cosa saremmo andati incontro. Poi è arrivata subito l’estate e non ci abbiamo più pensato».

I problemi sono iniziati con il nuovo anno scolastico. «E’ tornato a scuola, in seconda, ed era contento, ma da fine ottobre è stata di nuovo chiusa. Più passavano i mesi e i giorni, più rimaneva a casa e più sentiva la difficoltà e la paura di tornare a scuola. Quest’anno è andato tutto male». Fino ad abbandonare la Dad. «Non ha nemmeno voglia di seguire le lezioni online. In realtà molti ragazzi si collegano e poi non ascoltano, la Dad non serve. È una cosa che diciamo tutti noi genitori, i ragazzi non seguono e fanno altro».

Mille scuse pur di non uscire di casa

Ora che può tornare in presenza, Giovanni accampa mille scuse. «Una volta ha mal di pancia, un’altra il mal di testa. Soffre d’asma, quindi basta che mi dica che non riesce a respirare e io non lo mando […] Trova tutti gli escamotage possibili e immaginabili». del resto, secondo la donna, il rientro al 50% serve a poco. «Stanno distanziati, con le mascherine, non possono parlare. È come se non stessero a scuola. Più passano i giorni e più la sente come estranea e ha meno interesse ad andarci». Rimanere in casa per troppo tempo, seguendo la Dad, «lo ha completamente distaccato dall’ambiente scolastico: già con il primo lockdown in realtà non ha vissuto la scuola, perché è mancato quel contatto con gli altri che ne è alla base».

La paura del Covid

C’è poi la paura del contagio – e qui si ringrazi il terrorismo mediatico che alimenta la psicosi anche tra i più giovani: «Tutto lo spaventa, tutto gli fa paura, il timore di contagiarsi, il fatto che comunque vanno in trenta in una classe e non c’è abbastanza distanziamento. Anche questo lo terrorizza». Il computer è diventato il centro del suo mondo: «Sta sempre davanti allo schermo. Si occupa anche di musica, ma comunque attraverso il computer. Non è troppo attratto dai videogiochi, non passa tutto il tempo a giocare. Alterna diversi interessi, ma tutto ruota intorno al computer». Per lo studio non c’è spazio. «È l’ultimo dei pensieri, come se non lo riguardasse. Quest’anno il quadrimestre è andato male».

Cristina Gauri

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