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Roma, 19 feb – Oggi l’Italia cambia colore: sono sette le regioni che rischiano l’arancione, una il rosso, mentre la Valle d’Aosta potrebbe essere la prima a passare nell’ambita zona bianca, dove tutto riapre. Tutti in attesa dunque dei dati del monitoraggio sui contagi della cabina di regia insieme all’Istituto superiore di sanità. Sarà il primo cambio di di colore del governo Draghi, anche se il ministro della Salute è sempre Speranza (qui la sua ultima ordinanza). La novità è che ora a trattare con le regioni c’è Mariastella Gelmini di Forza Italia e non più Boccia del Pd. Un cambio della guardia che lascia ben sperare, soprattutto per le regioni del nord, tutte in mano al centrodestra.



Il governo vorrebbe convincere le regioni in bilico a passare in arancione

Tuttavia, l’esecutivo Draghi a quanto pare vorrebbe convincere i governatori delle regioni che sulla carta potrebbero restare gialle ma sono in bilico verso l’arancione dare subito il cambio di colore, con le conseguenti restrizioni. Per evitare – è il ragionamento – di passare direttamente in zona rossa la settimana prossima. Un po’ come fasciarsi la testa prima di batterla. Dal canto loro, la maggior parte dei governatori fanno sapere che la situazione invece è sotto controllo.

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Lombardia e Lazio potrebbero restare in zona arancione

Allo stato attuale rimangono in bilico tra giallo e arancione – e sperano di non cambiare colore – sette regioni: Lombardia, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Marche, Campania ed Emilia-Romagna. Mentre l’Abruzzo, che è arancione ma ha già messo in lockdown le province di Pescara e Chieti, a quanto pare dovrebbe passare in zona rossa. Il governatore Marco Marsilio però è contrario: assicura che l’Rt è sceso da 1.22 a 1.17 e spera di restare in arancione.

I governatori del nord assicurano che i numeri sono da zona gialla

Passare in arancione significa chiudere ancora una volta bar e ristoranti, rispedire gli studenti delle superiori a casa con la didattica a distanza, chiudere i musei e i centri commerciali. Ecco perché il governatore lombardo Attilio Fontana spera “di non andare in arancione, lo spero e mi auguro che non si verifichi questa situazione. Come ogni venerdì ci confronteremo con il Cts”. Tra l’altro l’esponente leghista chiede agli scienziati di anticipare la decisione “perché i dati li hanno martedì”. In Veneto, spiega il governatore Luca Zaia. “l’Rt è 0,78, non è preoccupante, ma dobbiamo fare attenzione perché in leggera crescita”. Anche il governatore del Piemonte Alberto Cirio confida di restare in zona gialla: “La situazione non è peggiorata, è stabile. L’Rt, seppur in lieve crescita, rimane comunque sotto l’1. Il verdetto spetta al Cts, spetta a Roma”. Il Lazio ha comunicato Rt a 0,95 e per questo l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato ritiene “di poter rimanere gialli“.

La Valle d’Aosta potrebbe essere la prima regione a passare in zona bianca

Infine, il caso della Valle d’Aosta, che potrebbe essere la prima regione a entrare in zona bianca. Infatti oggi potrebbe avere per il terzo monitoraggio di seguito un’incidenza settimanale inferiore a 50 casi per 100mila abitanti, un rischio basso e un Rt inferiore a 1. Con il passaggio nell’ambita zona bianca decadrebbero divieti e chiusure. Riaprirebbero dunque palestre, piscine, cinema e teatri. Ma soprattutto decadrebbe pure l’efficacia del Dpcm che vieta lo sci fino al 5 marzo.

Tutto sta comunque a come deciderà di operare il governo Draghi (non sono escluse nuove restrizioni, come i lockdown nei fine settimana). Il caso Umbria, con le zone rosse circoscritte potrebbe fare scuola, proprio per scongiurare un lockdown per l’intero territorio delle regioni con il rischio più alto.

Adolfo Spezzaferro

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