pepino no tavRoma, 26 nov – La motivazione – semmai ce ne fosse qualcuna rilevante – è sconosciuta, ma sui fatti non sembrano esserci dubbi: Daniele Pepino, 40 anni, figlio dell’ex magistrato Livio Pepino, fondatore della corrente di sinistra Magistratura Democratica, è stato fermato per il furto di undici libri sui No Tav in una libreria di Oulx, comune dell’Alta Val di Susa. Il fermo è avvenuto dopo la denuncia del librario e il riconoscimento di Pepino e del suo furgone nei filmati di videosorveglianza.

Volto noto delle lotte No Tav, Pepino, che collabora anche con le edizioni Tabor, era già balzato agli onori delle cronache qualche anno fa, quando Anonymous rivelò il contenuto di alcune indagini e relazioni della Digos di Torino relative alle sigle della galassia anarchica e antagonista legate agli scontri ed agli attentati contro l’alta velocità. Una rete di quasi 500 estremisti tra cui appunto il figlio dell’ex giudice, tra i fondatori nel 2002 del centro di documentazione Porfido, una compagine, però, segnalata in quelle pagine rubate per l’aggressione ad una volante della polizia in seguito ad un controllo delle generalità, l’occupazione della sede stradale, il blocco del traffico e lo scontro con le forze dell’ordine. Sempre di lui, del resto, si era parlato per la sua vicinanza ai guerriglieri del Pkk, dai quali per sua stessa ammissione si era recato per dare il proprio sostegno alla loro lotta.

Poco valore avrebbe ogni ulteriore commento a proposito di circostanze desunte dalla cronaca giudiziaria, tanto meno sul triste “esproprio proletario” di cui si è reso protagonista. E’ invece certamente singolare sottolineare come l’ennesimo disobbediente estremista rosso, altro non sia che l’ennesimo figlio della borghesia italiana radical chic.

Emmanuel Raffaele

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