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schermata-2016-11-26-alle-09-58-11Roma, 26 nov – Una lagna senza alcuno schianto: così finisce il comunismo, esattamente al contrario di quanto Pound aveva detto della fine dei fascismi. Una lenta consunzione, un’agonia castale senza alcun entusiasmo. Nessuna bella idea per cui si muore e nessuna attacco finale sferrato dal nemico di sempre, che ha preferito essergli ora alleato, ora competitor, riservando però le sue crociate per altri popoli, altri capi, altre rivoluzioni. È con questa amara certezza nel cuore che Fidel Alejandro Castro Ruz lascia la sua Cuba e insieme un mondo e un’epoca in cui il suo socialismo caraibico non aveva più da tempo alcuna funzione se non quella di strappare qualche lacrima a Gianni Minà. Dopo tanti annunci fasulli, stavolta la conferma è arrivata direttamente dal fratello Raul, che alla tv nazionale ha annunciato il decesso dell’anziano leader 90enne.

Fidel aveva lasciato il potere nel 2006 a causa delle sue condizioni di salute. A succedergli, in piena tradizione dinastica, proprio Raul. L’arcigno, machiavellico Raul: del tutto privo del romanticismo e del carisma del fratello, aveva incarnato da sempre l’anima filo-sovietica della rivoluzione, quando ancora i barbudos erano in bilico tra ideologia socialista, ispirazione “umanista” e tentazioni nazionaliste. Lo stesso Fidel non aveva un imprinting strettamente marxista. Forte, su di lui e sulle prime fasi della rivoluzione, l’influenza delle idee dell’eroe nazionale José Martí (1853-1895), caduto in combattimento per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna. Castro aveva frequentato un istituto gesuita dove ebbe come precettore padre Alberto de Castro, sostenitore di Francisco Franco, che attribuiva la fine dell’indipendenza dell’America Latina al materialismo anglosassone. La stessa esperienza peronista ebbe non poca influenza su tutti i fermenti rivoluzionari del Sudamerica, Cuba compresa.

Subito dopo la rivoluzione, Fidel si affretterà a rassicurare gli Stati Uniti sulla natura pacifica e democratica della nuova Cuba. Poi, però, l’isola verrà letteralmente “comprata” dall’Urss che, ingolosita dalla possibilità di avere un avamposto a due passi dalla Florida, inonderà L’Avana di ogni genere di bene in cambio dello zucchero cubano. L’accordo con Mosca porterà Cuba sui binari del più rigido marxismo leninismo. L’isola godrà anche di un relativo benessere e di uno sviluppo superiore a molti stati sudamericani strozzati da giunte filo-americane. Cosa che creerà al di qua dell’Atlantico un vero e proprio mito di Cuba, alimentato soprattutto dalla figura leggendaria del Che, morto in Bolivia, dove si era gettato in un’avventura guerrigliera senza capo né coda in aperta polemica con L’Avana, ma dopo la morte divinizzato in patria e trasformato nel più brillante colpo di marketing che la storia della pubblicità ricordi.

Paradossalmente, con i primi segnali del crollo dell’Urss sarà proprio lo stalinista Raul a tifare per la perestrojka, mentre Fidel sarà decisamente più scettico sulle nuove evoluzioni. Chiusi i rubinetti di una Russia non più sovietica, Cuba per sopravvivere si trasformerà in un paradiso turistico un po’ artificioso, con la rivoluzione riprodotta a mo di spettacolo per i visitatori, come i finti guerrieri Masai di certe zone dell’Africa, che ripetono rituali guerrieri per compiacere gli occidentali e a fine turno indossano le Nike sfondate e tornano nelle bidonville. Con l’aggravarsi dei problemi di salute, Fidel lascerà il potere nelle mani del solito Raul, ritagliandosi un ruolo da “editorialista” e brutta copia di se stesso. Il socialismo cubano è stato un’esperienza rivoluzionaria interessante, spesso dignitosa e fiera, a tratti coraggiosa, ma sempre drogata, nella visione occidentale, da un esotismo di paccottiglia. Oggi ne resta soltanto il potere per il potere, detenuto da una cricca che da decenni ha abbandonato ogni tensione ideale. La definitiva normalizzazione è dietro l’angolo, senza che mai nessuno abbia sparato una sola cartuccia per difendere questa meravigliosa idea di emancipazione. Eppure, nonostante questo, Fidel Castro resta l’ultimo esponente di un’epoca comunque migliore di questi anni di plastica, un uomo che ha saputo essere tale prima di lasciar spazio all’era dei pupazzi.

Adriano Scianca

28 Commenti

  1. La sinistra italiana e i loro pseudointellettuali che ora piangono Fidel Castro sputano sul concetto di Patria da sempre con i loro inni al mondialismo e al globalismo. Tacete, non siete degni di versar lacrima.

  2. Condivido il testo di Adriano,aggiungo che almeno un sogno socialista negli anni 70/80 si è avverato in gran parte,sanità e scuola erano un fiore all’occhiello a confronto dell’america latina,poi le cose sono cambiate in peggio con la caduta del muro di Berlino,per me un paese si deve fondare principalmente sull’ iniziativa privata con uno stato che deve sorreggere tale disegno e non vessarlo.

  3. Scianca scriva ciò che vuole. Oggi a Cuba nessuno gioisce per la morte del compagno Fidel, anzi. La Rivoluzione, in quel Paese, non è ancora finita. Fino alla vittoria, sempre!

    Onore al Comandante.

  4. mi ha lasciato abbastanza perplesso nel leggere i commenti di quelli de sinistra sui social che Castro in effetti..

    “era un DITTATORE ma con Lui però scuola e sanità erano gratuite e di qualità”.

    mumble mumble.

    ma non vi ricorda anche a voi qualcuno ?

  5. Castro è il simbolo dell’ipocrisia morale e del giudeo-finocchiume filocristiano, quello di chi uccide in nome di presunti ideali egualitari – ovvero in nome di una morale da plebei, deboli e debosciati – e non ha le palle o l’onestà intellettuale (né tantomeno lo spessore filosofico) di teorizzare l’uso della forza come strumento di lotta politica e di rafforzamento dei popoli. Uno come Castro non vale nemmeno un unghio del piede di uno come Mussolini.

  6. No. Non mi ricorda alcuno. Fidel cacciò i padroni yankees e nazionalizzò i mezzi di produzione, di cui appunto, la proprietà privata, era vietata. Mussolini salvò invece il sedere agli Agnelli, ai Breda, agli Ansaldo oltre che a tutti quegli altri padroni (piccoli o grandi, industriali od agrari che fossero) ben felici di finanziare chi schiacciava il Movimento Operaio, quale elemento di autoemancipazione delle classi lavoratrici italiane.

    • Se non ci fossero stati gli Agnelli ecc.ecc. quanti culi all’aria a raccogliere riso nelle steppe piemontesi, altro che cazzi, e Mussolini lo sapeva, senza imprenditori un cazzo di lavoro per nessuno!

      • quindi, da fascista “autentico” quale sei, stai affermando che i “padroni” sono da salvare e tutelare e che non esiste possibilità per i lavoratori di autogestire la produzione? (non fa nulla che siano esistite ed esistano tuttora nel mondo, fabbriche collettivizzite). Ok, grazie per la dichiarazione “confessoria”: siete, da sempre, le migliori guardie del corpo del Capitale!

        p.s. la verità è l’esatto contrario. Senza operai una qualsiasi unità produttiva, semplicemente, non può funzionare. Senza padroni invece, può andare avanti benissimo.

    • “Movimento Operaio, quale elemento di autoemancipazione delle classi lavoratrici italiane”

      Linguaggio antifascista; i fascisti non credono a fantomatiche capacità degli operai di autoemanciparsi. Questa è robaccia da comunisti messianici.

    • una cosa è certo caro signor nessuno…

      il fascismo è storia di oltre 70 anni fa; ai giorni nostri invece la sinistra immigrazionista (immigrazione ed immigrazionismo sono concetti assonanti ma assolutamente antitetici) fornendo milioni di richiedenti lavoro (a qualsiasi salario e a qualsiasi condizione) ha di fatto SCHIACCIATO i diritti e la dignità dei lavoratori italiani (ma anche agli stessi stranieri a ben vedere) facendo di contro un regalo bellissimo ai datori di lavoro o meglio ai padroni come li chiamate voi.
      Confindustria non a caso è assolutamente entusiasta dei “profughi” veri o meno.
      PS non occorre essere un padrone delle ferriere per scartare ed apprezzare il regalo imigrazionista; basta avere un salone Parrucchere per vedere file di moldave ed ucraine che si propongono per lavorare a 2-3 euro l’ora.
      ed il Fascismo non c’entra.

      • Povero signor Nessuno, è talmente lontano da ogni logica che non si rende nemmeno conto di essere lui a fare il gioco dei padroni e delle banche!
        Tutti i suoi interventi possono essere ribaltati e significare proprio il contrario di quello lui asserisce essere la verità.
        Mi rendo conto che la sinistra è sempre stata prerogativa degli operai (purtroppo per loro) ignoranti, manovrati poi dai loro ipocriti dirigenti di partito che si sono arricchiti alle loro spalle, ma l’ignoranza la si può debellare, basta informarsi, l’idiozia invece purtroppo è guaribile solo col decesso dell’idiota!

  7. Uno come Mussolini? Uno che, nonostante una retorica roboante, mancò a quasi tutti gli appuntamenti più “conflittuali” e “combattentisti” della sua controrivoluzione? Vogliamo ricordare che durante la marcia su Roma il futuro “Duce” era… a Milano (!?!?!?) dove si assicurava in prefettura due passaporti per la Svizzera (dando per certo l’insuccesso dell’iniziativa)? Vogliamo pure ricordare la differenza macroscopica con il dittatore nazionalsocialista che, con tutta l’enormità delle sue inavvicinabili nefandezze, ebbe la determinazione ed il coraggio, almeno, di rinunciare ad ogni proposta di scampo, morendo al proprio posto, mentre la Germania capitolava, volendo incarnare il proprio proposito, seppur sconfessato dalla Storia, di supremazia della volontà sulla materia? Quale meschina figura, a confronto, ne fa Mussolini… ancora una volta, nel 1945, in fuga, ancora una volta verso la Svizzera… preso “travestito” da tedesco mentre scappava su un camion, dopo aver chiesto ufficialmente lasciapassare per sè e per i propri più vicini, a Churchill (ah… l’odiata “Albione”!)?

    Dato l’ambiente, so che quanto mi accingo a dire sarà sgradevole alle orecchie di tanti, ma la verità è che l’uomo Benito Mussolini, al di là di ciò che fece quale capo di partito e quindi, di governo, al di là delle fantomatiche “gesta militari” nella prima guerra mondiale (nella quale, ricordiamolo, combattè nemmeno per due anni, rimanendo ferito, non dal nemico, bensì in un’esercitazione), era persona testarda, prepotente, vanagloriosa, baldanzosa nell’aspetto e nell’eloquenza, eppure pateticamente oppressa dal senso di paura. Un codardo? A voi gli insulti, prego.

    • “persona testarda, prepotente, vanagloriosa, baldanzosa nell’aspetto e nell’eloquenza”

      Tutti pregi, onore a lui.

  8. Ottimo articolo come sono sempre quelli di Scianca, che mai si sofferma al superficiale a ciò che è scontato.
    Credo che sia il miglior epitaffio per Fidel mi ritrovo perfettamente nella sua analisi soprattutto nella parte finale, almeno persone come Fidel hanno rischiato il tutto per tutto un po mi ricorda Mussolini. Erano persone vere non macchiette parassiti e fighetti/e leopardati e politicamente corrette. Gli zozzoni ai vertici di questa disgraziata Repubblica come Mattarello Renzi Bocchini e Grassi dovrebbero guardare a questo personaggio e sputarsi in faccia prima di chiudere perdono al Popolo italiano e levarsi dalle palle. Il 4/12 riceveranno un primo ceffone cui deve seguire un momento di unità nazionale per arrivare a processarli e condannarli per quel che sono: TRADITORI.

  9. Vabbè, Scianca! Ormai si erano instaurati, come doveva morire Fidel? Da vecchietto anziché no! È comunque morto all’ombra della sua leggenda.

  10. a proposito della figura di Fidel Castro, Nessuno ci dovrebbe spiegare i tre giorni di lutto nazionale a Cuba, alla morte di Franco!

  11. nonchè la voce, che dietro la morte di Che Guevara ci fosse proprio Fidel Castro, per via del suo ‘avventurismo’, altrochè buttare m. sulla figura di Mussolini!

  12. X Nessuno:
    negli stessi ambienti fascisti, o, meglio, presunti tali, spesso e volentieri, assieme alla storiella che “ah..se ci fossimo tenuti lontani dalla guerra…” viene spesso propinata, quando si parla della fine (1945), la versione che tu caldeggi della fuga di Mussolini quale ultimo vigliacco. E naturalmente a quel punto si dovrebbe noi difendere il Duce…cambiando discorso.
    In realtà non penso che una persona che si è messa in pericolo così tante volte, nell’arco della sua vita, per difendere le sue idee (prima e dopo la presa del potere) possa infine dimostrarsi vigliacca.
    Ma infatti Mussolini è stato tutt’altro che un vigliacco anche nel 1945. Se Mussolini teneva alla pelle si sarebbe potuto salvare come è stato per i suoi familiari, ma lui da statista, da Uomo di Governo, da Fascista, cosa ha fatto quando tutto quanto era finito? E’ andato a trattare con Pertini e gli altri affinchè non fosse più versato sangue italiano in quella guerra civile che lui non avrebbe mai voluto ci fosse. E non parliamo di mesi o settimane prima della fine. Ma l’incontro andò male.
    Se non sbaglio si pensò allora di finire con un’ultima resistenza. PAvolini andò a cercare altri fascisti che però non trovò. Forse già allora qualcuno volle credere all’impossibile…e cioè che Mussolini fosse scappato come un vigliacco qualsiasi

  13. Si tende di solito, nei discorsi, a tenere distanti tra loro i provvedimenti sociali presi dal Regime fino al 25 luglio e quelli della Repubblica sociale. C’è una canzone d’area che fa più o meno così “il mio Fascismo è quello del 1919 che poi ritorna nel ’43 con la Repubblica sociale, contro gli inglesi e contro il re…”.
    Questo perché la socializzazione (se non sbaglio di 8.000 imprese: una critica è stata fatta per gli interventi con singoli decreti) si è avuta solo sotto la Repubblica sociale mentre durante gli anni “tranquilli” c’era solo il Corporativismo.
    In realtà tutta la legislazione sociale di cui ancora oggi (chissà pero’ per quanto) possiamo tutti rendergliene grazie, è stata fatta dal Fascismo durante il regime pre-25 luglio. E’ stata una rivoluzione continua ed incredibile che è arrivata intatta fino a noi. Senza dimenticare tutto il resto che ha permesso all’Italia di avere la possibilità di risollevarsi IN FRETTA dopo la guerra.
    Ma l’idea dei fascisti non è stata mai quella della contrapposizione fra imprenditori e lavoratori. La visione fascista si è tenuta sempre ben lontana (volontariamente) dal classismo marxista.
    Poi, sinceramente, la dittatura del proletariato, temporanea o meno che sia, è una delle cose più lontane dallo Stato organico. Si pensava e si realizzava una nazione dove prevaleva sempre l’interesse pubblico su quello del singolo, o dei singoli.
    Ad ogni modo il popolo, se inteso come massa (nemmeno se inteso come massa di persone appartenente allo stesso ceto sociale), non ha mai fatto una sua rivoluzione, né potrà mai farla.

  14. Caro Nessuno,
    oggi gli operai sono meno del 18% dei lavoratori italiani. La tua visione settaria e la stessa della CGIL che si è scordata del call centre, dei commessi nei supermercati e dei lavoratori delle coop a 800 euro al mese.

    Mussolini che pensava a tutti i lavoratori (senza fare le cazzo di categorie di voi comunisti) ha dato previdenza e copertura infortunistica (l’Inps e Inail nato sotto il fascismo) ha ridotto l’orario di lavoro, il sabato libero, le colonie marine per i figli delle famiglie meno abbienti e il più grande piano di edilizia popolare di tutti i tempi.

    Ha dato più lui ai lavoratori italiani che tutti quelli che ancora se fanno le pippe sulla classe operaia che non esiste più, dal momento che tutte le industrie pesanti hanno delocalizzato nel terzo mondo.

  15. Caro Marco

    Gli “operai” oggi non sono più quelli classificabili come tali nel 1848. Se la manifattura è infatti assai limitata in Italia, cosa dire invece dei milioni di lavoratori dipendenti nel terziario? Nei trasporti? Nel commercio? Nella vigilanza privata? Nell’igiene ambientale? Nella logistica? Nel bracciantato? Nei servizi (il sottoscritto, prima di lavorare nel sindacato, era rsa presso la Visiant, ovvero stai proprio parlando con un ex call-centerista “outbound”) etc. etc.
    Che ne facciamo di questi? Come li chiamiamo? Sulla busta paga, alla voce “classificazione” c’è scritto “operaio” o “impiegato” (a seconda del livello professionale); per noi sono lavoratrici e lavoratori da difendere in una lotta di classe che solo chi è al di fuori di questo mondo può credere sia stipata nella soffitta della Storia… Ti farei vedere giusto le centinaia di fascicoli di vertenze alla sede del sindacato… che giusto per chiarire non è la CGIL ma diciamo, sta un bel pò più a sinistra…

    Ecco dunque le classi lavoratrici che rappresentiamo sindacalmente, dato che forse prima credevi ci si riferisse solo ai metalmeccanici…

    E per quanto riguarda le fantomatiche riforme sociali di Mussolini, ci si rifletta meglio e con coscienza storica:

    1) Pensioni: in Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”, un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.
    La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni;
    2) Cassa Integrazione: la cassa integrazione guadagni (CIG) nasce nell’immediato dopoguerra per sostenere i lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra furono colpite dalla crisi e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività. Quindi la cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati.
    Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, prevista senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile.
    L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria. La Cassa Integrazione Guadagni, dunque, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività;
    3) Salari: Mussolini permise agli industriali e agli agrari di aumentare in modo consistente i loro profitti, a scapito degli operai. Infatti fece approvare il loro contenimento dei salari.
    Nel 1938, dopo 15 anni di suo operato, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese;

    e a parte tutte le altre argomentazioni che si possono citare ed addurre, bisognerebbe invece spostare il “focus”; Mussolini avrebbe anche potuto istituire fondi pensione generosissimi ed “a pioggia”, redditi di cittadinanza o altro… Sta di fatto che tali “graziose concessioni” dall’alto, avevano un costo: la tua libertà!

    La libertà di dissentire, la libertà di dire no all’imposizione contrattuale, in quanto, ad un certo punto, nelle vertenze svolte in sede corporativa, si inseriva il sacro ed intoccabile “Interesse Nazionale”, ed andava sempre bene ai padroni, coincidendo il loro proposito (l’aumento degli indicatori di produttività) con quello della presunta “Nazione”.

    Davvero poi pensi che sia stata una conquista per i lavoratori il divieto fascista all’esercizio del diritto di sciopero? Saresti dunque stato alla finestra o in piazza ad applaudire mentre ti toglievano la possibilità di esprimere, pienamente o parzialmente, il tuo “non sono d’accordo”? Quanta importanza dai alla tua indipendenza di pensiero ed alla tua stessa libertà? Qual’è il tuo “prezzo” per rimanere in silenzio?

    Tieniti pure il tuo desiderio di autoritarismo e d’esser comandato; ma, nel contempo, sappi stare a distanza dal consesso degli uomini liberi. Poichè a differenza tua, noi restiamo e resteremo “mai domi”.

  16. Sempre per Marco. Ti faccio un piccolo regalo. E’ una citazione dalla Seconda Filippica di Demostene (naturalmente sai già che si tratta di un celebre oratore Ateniese):

    ” – continuavo – , proseguivo, ” (cit.)

  17. errata corrige: Sempre per Marco. Ti faccio un piccolo regalo. E’ una citazione dalla Seconda Filippica di Demostene (naturalmente sai già che si tratta di un celebre oratore Ateniese):

    “E voi, continuavo, vedete Filippo elargire doni e promesse, ma, se siete saggi, auguratevi di non dover vedere mai i suoi inganni e i suoi raggiri già messi in atto. Sono stati escogitati, per Zeus, proseguivo, sistemi di difesa di ogni genere per proteggere e salvare le città, palizzate, per esempio, mura, fossati e tutte le altre opere di questo tipo.
    Tutti questi sono prodotti del lavoro dell’uomo e richiedono una spesa; ma c’è un mezzo di difesa che tutte le persone di buon senso senza distinzione per natura sono in grado di produrre, utile e fonte di salvezza per tutti, ma soprattutto per i regimi democratici contro quelli tirannici. Di che si tratta? Della diffidenza. Conservatela, attaccatevi ad essa; se non la abbandonerete, non avrete a subire alcun male”

  18. Ma pensa un po’…ora scopriamo che lo Stato sociale non l’ha fatto il Fascismo ma quelli di prima o quelli di dopo :D… ma dai, così neghiamo anche l’evidenza!!

    Fino a pochi anni fa esistevano pochissime associazioni in Italia ricche e forti come i sindacati.
    Ma come è possibile allora che il lavoratore sta così tanto messo male da decenni? Semplice, il diritto di sciopero attribuito dalle istituzioni non serve proprio a nulla perchè a loro, che tu lavoratore sfruttato ti lagni e manifesti, non interessa niente!! Nulla di nulla.
    Interessa solo al sindacalista che si arricchisce alla grande rafforzando il suo ruolo di rappresentante con tre o quattro pensioni già pronte, con un futuro in politica assicurato, con poltrone a iosa in consigli di amministrazione e con un’infinità di altre prebende (sono cose che spesso il lavoratore nemmeno viene a sapere).
    Il sindacato se ne frega altamente del lavoratore sfruttato. E’ un’associazione privata che fa gli interessi di chi la gestisce (come tutte le associazioni) ed a queste istituzioni va benissimo così e per questo l’hanno legittimata.
    Certo, poi ci sono sindacalisti a livello di azienda che hanno fatto anche cose buone per il lavoratore. Ma alla fine anche questi (pure loro devono mangiare…) cedono al compromesso o, se no, vengono fatti fuori dall’associazione.
    Insomma, non puoi lasciare ad un’associazione privata la gestione del tuo futuro. E questo vale anche per i datori di lavori. Confindustria quasi mai ha fatto l’interesse degli imprenditori. Ma solo l’interesse di alcuni. PErchè se no l’industria italiana non avrebbe i grossissimi problemi di oggi.
    Ma è tutta una finta. Una presa in giro.
    C’è sempre il lupo cattivo che comanda, ti dicono, e che loro sono lì per difendere te. Ma in realtà quando ai tempi del Governo Letta c’erano 5mila, o giù di lì, lavoratori in piazza, perchè erano stati veramente uccisi, economicamente parlando, dalla concorrenza estera e da certi provvedimenti legislativi, i forconi si sono trasformati in forchette.
    Ma se dici che veramente ti hanno fatto male e che la tua famiglia non la puoi più mantenere, e se siete in 5mila in questa situazione, ma poi al dunque non reagisci, allora è anche colpa tua lavoratore dei miei stivali. PErhcè io non condivido le proteste per i propri interessi,,,,ma quando è una guerra che ti fanno e tu ti dici pronto a reagire e vai fino a Rome e poi non fai nulla. Allora a quel punto il governo capisce con chi ha a che fare e massacra di brutto. Era meglio non andare in piazza che mostrarsi così idiota. Tanto che Letta disse: “state pure in piazza ma non fate disordini.”
    Ho parlato di socializzazione (che Togliatti abrogò, anzichè difendere) proprio per far capire che la rappresentanza è un’idiozia. Un’idiozia che serve a queste istituzioni di servi per far credere che ci sia un dialogo…Ma tutti si accordano sotto banco sulla pelle dei lavoratori.
    E, a proposito di lotta di classe: ma come si fa a dire che i sindacalisti fan parte della stessa classe dei lavoratori operai? Ma sapete quanto ottiene un sindacalista, anche di medio livello, per il suo “lavoro”?
    Non volere vedere che i sindacati si sono arricchiti GRAZIE all’impoverimento dei lavoratori è folle.
    Un sindacalista è pagato dalle istituzioni sulla base delle cose che è capace di far accettare al lavoratore (nei fatti si intende; le proteste non contano, anzi ci devono essere).
    Se io fossi convinto di quello di cui è convinto Nessuno, allora non saprei oggi che dire e mi vergognerei.
    Ora che il male assoluto non c’è, che siamo nella massima espressione della democrazia da 70 anni, che i sindacati, quali potentissime associazioni private, hanno un ruolo riconosciuto dalle istituzioni, come può essere così misera la vita di un lavoratore?? Anzi: come puo’ essere così mediocre la vita di un cittadino italiano?…
    Le cose contro cui il Fascismo ha lottato, la democrazia in primis, hanno stravinto e pervadono ogni settore della nostra esistenza. I diritti al posto dei doveri la fanno ovunque da padroni.
    Oggi allora stiamo fantasticamente bene. Dobbiamo per forza stare fantasticamente bene. No? Ma allora stiamo almeno bene? No? Stiamo allora benino? Nemmeno? Stiamo peggio? No? Molto peggio? No? Due volte peggio? No? Allora come cavolo stiamo? E’ colpa del fascismo. Ah ecco…
    Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: la storia continua a darGli ragione.