Roma, 20 ott — Nonostante la natura «impalpabile» la protezione dei dati personali non è argomento da trattare con leggerezza, ma il protagonista dell’episodio avuto luogo stamattina a San Benedetto del Tronto ha decisamente superato l’asticella. Momenti di pura follia, che hanno reso necessario l’intervento dei carabinieri nel centro della bella cittadina turistica della Riviera delle Palme.

“Mi state rubando i dati personali”

L’episodio si è verificato intorno alle 10.30 di stamane. L’uomo, dopo essersi armato di alcuni pesanti cartelli di segnaletica provvisoria per lavori in corso, avrebbe sfogato la propria ira tentando di sfondare la vetrina di un negozio di accessori per telefonia mobile situato tra via Mentana e viale Secondo Moretti. I lanci di cartelli si sono susseguiti svariate volte prima che il folle venisse fermato dai carabinieri, allertati dagli sbigottiti presenti. Il motivo dell’ira è presto detto: secondo quanto riferito da La Nuova Riviera l’uomo era convinto che qualcuno avesse avuto accesso ai propri dati personali presenti sul telefonino, con l’intento di lucrarci sopra.

Bloccato dagli agenti

La vicenda ha scosso per un’ora la tranquillità del centro di San Benedetto del Tronto, sia per la violenza con cui l’uomo si è scagliato contro la vetrina, sia per l’intervento della polizia che ha bloccato l’esagitato cittadino riportandolo a più miti consigli. Armandosi di tanta diplomazia e pazienza i militari dell’Arma hanno infine convinto il protagonista dell’episodio che no, nessuno voleva rubare i suoi dati personali. La vetrina ha riportato alcuni danni ma ha retto l’urto dei cartelli segnaletici.

Cristina Gauri

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteTorino, ecco l’allevamento di insetti: “Produciamo la farina dai grilli”
Articolo successivoLiz Truss si è dimessa: tanti saluti alla liberista sul carro armato
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Non credo che il protagonista della vicenda sia lontano anni luce dalla realtà.
    Basti pensare che persino i call center che chiamano dall’estero oltre ad avere il numero,sanno come ci chiamiamo(e probabilmente il nostro indirizzo).

Commenta