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Roma, 28 gen – «Desirée Mariottini era vergine quando è stata violentata». Lo hanno dichiarato ieri in aula gli esperti che effettuarono l’autopsia sul corpo della 16enne drogata, stuprata e uccisa da 4 pusher nigeriani in uno stabile abbandonato e occupato in via dei Lucani a San Lorenzo il 18 ottobre 2018. Desirée, quindi, non si era recata dai suoi carnefici con l’intenzione di barattare il proprio corpo con della droga, come qualcuno aveva sostenuto all’inizio: Desirée era una ragazzina sprovveduta, che si era affidata alle persone sbagliate e non aveva la minima idea dei rischi che stava correndo entrando in quel covo di spacciatori. Dopo la morte della figlia il padre si era recato a San Lorenzo: «A cercare la verità, ho svolto mie personali indagini. E scoperto che Desirée era stata tradita, “venduta” da due amiche, due ragazze di colore. Mia figlia le aveva cercate perché una di loro si era presa il suo tablet».

Il racconto del medico legale

Ugo di Tondo, docente di Anatomia patologica e Dino Tancredi, medico legale, hanno dichiarato davanti alla Corte d’Assise che la giovane subì in quelle circostanze un «rapporto sessuale violento» e «lesioni all’imene» tali da indicare che la Desirée avesse perso la verginità contro la sua volontà, mentre giaceva stordita dalle droghe su di un materasso lercio posto sul pavimento dello stabile in cui aveva incontrato i suoi aguzzini. Sicuramente la giovane ha lottato:«Quando è stata trovata era morta da quattro, cinque ore, aveva escoriazioni alle braccia».

I racconti dei famigliari

Dal racconto dei parenti in aula emerge la vera personalità della ragazza: «Evitava anche di spogliarsi davanti a noi – testimonia la zia – Non era drogata, no. Io ho undici anni più di Desirée. Eravamo come sorelle. Da piccole ci scambiavamo i giocattoli, da grandi i vestiti. La portavo a vedere le mostre di Monet. Non aveva mai avuto un fidanzato, mai intimità. Me lo avrebbe detto, mi confidava tutto. Era stata bullizzata a scuola. La prendevano in giro per il suo problema al piede, una compagna in particolare». La mamma ha invece ricordato in lacrime: «Seguivo passo passo Desirée ma a volte lei non era gestibile», spiega. «Ho presentato quattro denunce di scomparsa – ha spiegato – ogni volta che tardava avvertivo la polizia, appena tornava le ritiravo. L’ultima volta è stata via due giorni. Non l’abbiamo più riabbracciata». Ma Desirée «non era una tossicodipendente. Esageravo nei racconti perché speravo che così attivassero più ricerche e soprattutto che potesse intervenire un giudice che la costringesse ad andare in una comunità per minori problematici».

Cristina Gauri

7 Commenti

  1. Anche per rispetto dovuto alla defunta D. Mariottini paiono interessare di più i particolari e tutto ciò che riguarda questi pusher nigeriani liberi di essere e fare tutto quel c…o che volevano sul ns. territorio…!! E il caso di sapere sino a quanti peli hanno nel c..o! Cosa e chi hanno consentito a queste serpi di “spadroneggiare” nel ns. habitat!!

    • Più che altro non era geometra…
      Se una ragazza italiana viene violentata da un negro si dice che è una poco di buono.
      E le femministe zitte.
      Se è un italiano, è la società patriarcale.

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