La strage di Uvalde, in Texas, dove il 24 maggio scorso il diciottenne Salvador Ramos è entrato armato nella Robb Elementary School e ha ucciso 14 bambini e due insegnanti, ha riaperto il ciclico dibattito sulla vendita e il possesso di armi negli Stati Uniti. Qualche settimana dopo, un gruppo bipartisan di senatori ha trovato un’intesa su controlli più stringenti agli acquisti di fucili e pistole, soprattutto per gli under 21, e ulteriori fondi per la sicurezza delle scuole. L’accordo incoraggia anche gli Stati americani ad adottare le leggi red flag, ovvero norme che consentano alla polizia e alle famiglie di chiedere a un tribunale dello Stato di rimuovere temporaneamente le armi a qualcuno che potrebbe essere pericoloso per sé stesso e per gli altri.

Armi negli Stati Uniti: numeri impressionanti

Si tratta di un tentativo piuttosto blando di mettere ordine in una situazione ormai fuori controllo. Basti pensare che il numero di armi pro capite negli Stati Uniti è più del triplo di quello di Serbia e Montenegro, i Paesi europei con la più alta quantità di armi per persona. Stando ai dati dello Small Arms Survey, un progetto di ricerca del Graduate Institute di Ginevra, in Serbia e Montenegro ci sono 39,1 armi da fuoco ogni 100 persone, contro le 120 degli Stati Uniti, dove in media ci sono, letteralmente, più armi che persone (la media dell’Unione europea è di 15,7, quella italiana è di 12,89).

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2022

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, che fa parte del Dipartimento della Salute statunitense, nel 2017 i morti per armi da fuoco sono stati 39.773, con un trend in crescita negli ultimi vent’anni. Di questi, più della metà sono stati suicidi (23.854), mentre gli omicidi sono stati 14.542, le morti accidentali 486 e i morti in guerra o per intervento armato legittimo 553. Nel 2020, poi, il numero di omicidi con armi da fuoco negli Usa è stato il più alto degli ultimi 25 anni: tra il 2019 e il 2020 il tasso complessivo di omicidi con armi da fuoco è aumentato di circa il 35%. Il tasso di omicidi ogni centomila persone è di 5,4 per gli Usa e di 0,7 per l’Italia (un rapporto di quasi 8 a 1), mentre per gli omicidi commessi con armi da fuoco la differenza Italia/Usa è 0,3 contro 2,6 ogni centomila abitanti.

Pane e Kalashnikov

A frenare la regolamentazione delle armi negli Usa, oltre a una potente lobby del settore, c’è come noto la presenza, a margine della Costituzione americana, del secondo emendamento, che recita: «Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto». Il diritto di possedere armi è quindi riconosciuto come inviolabile al pari di quello al voto e della libertà di espressione. Tutto questo, ovviamente, ha a che fare con la storia americana, i suoi tratti culturali atavici, la sua mentalità stratificata nei secoli, le sue irrisolvibili contraddizioni interne. E si potrebbe anche concludere il discorso affermando che, al netto dell’umana pietà per le vittime innocenti, tanto più se ragazzini di una scuola, degli americani che si sparano addosso l’un l’altro ce ne frega il giusto.

Da qualche anno a questa parte, tuttavia, l’eco dei dibattiti Usa sulle armi genera anche da queste parti reazioni sempre più «coinvolte». Basti pensare a certe battaglie leghiste, che se da una parte hanno portato a una riforma della legge sulla legittima difesa in realtà piuttosto oculata e che non stravolge più di tanto l’impianto precedente, dall’altra sono però state accompagnate da parole d’ordine altisonanti, apertamente ammiccanti al far west. Ma è tutto un immaginario a base di Ak-47 sotto al letto e vecchi sdentati in veranda con la doppietta in mano che, in questi anni, sembra essersi imposto a destra. A ogni proposta di…

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1 commento

  1. Le armi son diventate un falso problema, tanto “sfoltiscono” ben di più gli stupefacenti.
    Fuori i dati comparati, reati di sangue con: solo armi, armi più droga, droga.

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