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Roma, 3 mar – “Con la didattica a distanza la sinistra impone il suo modello sociale e la Lega non ha capito quale sia la posta in gioco“. Così il professor Marco Gervasoni interviene sul fatto che – per effetto del Dpcm di Draghi – da lunedì sei milioni di studenti rischiano di dover tornare in Dad, tappati in casa con i genitori. Docente ordinario di Storia contemporanea all’Università del Molise e alla Luiss Guido Carli di Roma, Gervasoni spiega al Primato Nazionale perché sulla scuola la cosiddetta destra al governo non solo va contro quello che ha sempre difeso ma fa il gioco del Pd, ed “è pure contenta di farlo”.

Professore, da lunedì sei milioni di studenti rischiano di tornare in Dad.

Salvare gli studenti dalla didattica a distanza è stata una battaglia “storica” – si fa per dire, visto che parliamo dell’anno scorso – del centrodestra. Io stesso sono intervenuto in prima persona per chiedere di riaprire scuole e università. Invece adesso vediamo governatori di centrodestra, come Zaia e Toti, che sono diventati dei pasdaran della chiusure delle scuole. E questo, sia chiaro, è avvenuto prima che il centrodestra entrasse nel governo Draghi. Siamo dunque a una contraddizione evidente.

Quale contraddizione?

Da una parte, c’è una contraddizione del centrodestra e soprattutto della Lega; dall’altra, la contraddizione dello stesso Draghi, il quale aveva detto che il suo obiettivo principale era riportare i ragazzi a scuola e invece sta facendo peggio di Conte. Perché il suo predecessore nel cosiddetto secondo lockdown le scuole non le aveva chiuse. C’è quindi una duplice contraddizione. Da un lato ci sono le forze di centrodestra, che si sono rimangiate quanto avevano sempre sostenuto, entrando in un governo che va in direzione opposta. E dall’altro, la contraddizione del premier rispetto alle sue dichiarazioni programmatiche quando ha accettato l’incarico.

Come se non bastasse, il comparto della scuola è già in sciopero contro l’ipotesi di allungare il calendario didattico fino al 30 giugno…

Da questo punto di vista non c’è grande differenza tra il governo Conte e il governo Draghi. Diciamo che Conte neanche proponeva di prorogare l’anno scolastico, Draghi invece l’ha proposto e ha subito avuto contro il fuoco di fila dei sindacati, che – lo ricordiamo – sostengono l’attuale esecutivo. E questo non è un governo che vuole mettersi contro i sindacati. Sia perché una componente importante della maggioranza è il Pd, che mai si metterebbe contro i sindacati. Sia perché c’è questa tendenza a considerarlo un governo di unità nazionale. Anche se non si capisce perché a sostenerlo ci debbano essere i sindacati e non altre realtà.

Per esempio?

I ristoratori massacrati dalle chiusure a singhiozzo, per esempio. Non si capisce perché a sostegno del governo ci debbano stare i sindacati dei pensionati e dei dipendenti pubblici, ma non altre categorie, come le Pmi. Forse non appartengono alla nazione, non lo so.

Alla fine chi ci rimette sono gli studenti e i loro genitori, costretti in casa con la Dad. E non si vedono ristori immediati all’orizzonte…

I ristori non c’erano con Conte e adesso non è che arriva Draghi e allora arrivano i soldi. La didattica a distanza poi, se funzionasse a regime, sarebbe comunque problematica. Perché vorrebbe dire un modello di scuola fondato sul rifiuto della socializzazione. Sull’idea individualistica. Una impostazione inaccettabile. A meno che non si sia adepti della nuova religione progressista digitale. Per di più la Dad non funziona.

Perché la Dad non funziona?

La Dad non fa che acuire il divario tra nord e sud, non solo dal punto di vista della copertura digitale – al sud ci sono aree ancora scoperte – ma anche da un punto di vista sociale. Io mi ricordo che Salvini durante il primo lockdown giustamente insisteva molto su questa cosa che la Dad colpiva soprattutto le fasce più deboli. Adesso forse se l’è dimenticato. Quindi ancora una volta la destra che è andata al governo dovrebbe assolvere al compito che un tempo era della sinistra.

In che senso?

Allo stato attuale per il Pd l’importante è che all’interno delle Ztl ci sia la connessione internet. Al di là delle connessioni, chiaramente se un bimbo cresce in una famiglia che ha quello che Bourdieu chiamava il capitale culturale non dico che può anche non andare a scuola, ma quasi. Mentre invece se un bimbo nasce in una famiglia in cui il capitale culturale è molto debole, con la Dad è automaticamente avvantaggiato. Siccome il Pd ormai è il partito di chi vive nelle Ztl e possiede capitale culturale, lo scenario è questo. La sinistra dunque fa esattamente il suo mestiere, sostenendo la Dad. Mentre la destra che sta nel governo, se vogliamo chiamare destra la Lega, va contro i propri referenti sociali. E lo vedremo al momento delle elezioni, quanto certe posizioni incideranno sui risultati.

Ci sono studi che dimostrano che a scuola non ci si contagia, eppure vogliono chiuderla. Quando invece restano aperti negozi e altre attività commerciali. Come si dovrebbe intervenire?

Il problema è sempre di aver scelto il lockdown come strumento per combattere la pandemia. Ma poi, dati alla mano, abbiamo visto che i vari lockdown incidono poco sulla mortalità e sul contagio. In particolare l’idea che la scuola sia una fonte di contagio è messa abbastanza in discussione. Però c’è un apparato di propaganda, che coincide con i giornali mainstream, che in questi giorni sta dicendo che i contagi sono concentrati tra i giovani. Ammesso che sia vero, un 18enne colpito da Covid non subirebbe gli stessi effetti di un 90enne colpito da Covid. Ma per la propaganda se hai 20 anni il Covid ti fa lo stesso effetto come se ne avessi 80.

E quindi?

E’ passato il messaggio che il Covid fa morire. Certo che fa morire, ma la letalità e la mortalità del Covid – come ribadiscono esperti come Palù, che infatti guarda caso si vede meno in televisione – sono più basse rispetto ad altre pandemie. Però è passato il messaggio che se tu vai a scuola muori. O comunque se non muori rischi di far morire i tuoi genitori. Ricordo in tal senso un articolo di qualche settimana fa di Francesco Piccolo, uno scrittore molto rappresentativo della mentalità della sinistra oggi.

Che cosa diceva?

Piccolo diceva che aveva paura che i suoi figli lo infettassero e quindi chiedeva che venissero messi in un reparto a parte. Un po’ come si faceva in Unione Sovietica, quando si separavano i genitori dai figli. Ma lì lo si faceva per ragioni ideologiche: la famiglia era considerata il male. Oggi le ragioni ideologiche apparentemente non ci sono più. Ma gratta gratta si vede che forse ci sono ancora. Con il pretesto della pandemia, la sinistra e i progressisti stanno cercando di imporre il loro modello sociale. Quello che mi dispiace è che la cosiddetta destra di governo, la Lega, non abbia capito la posta in gioco. Sostanzialmente facendo il lavoro della sinistra, ed essendo pure contenta di farlo.

Adolfo Spezzaferro

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