Roma, 2 gen — Vietato dire «porco cane», è offensivo e scorretto per l’animale. L’Aidaa, (Associazione italiana difesa animali ed ambiente) torna alla carica con l’ennesima, imprescindibile crociata contro «il linguaggio oltraggioso» nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.

Quattro zampe e non solo: forse non ve lo ricorderete, ma già nel luglio del 2021 sulle colonne del Primato si era parlato della battaglia dell’Associazione contro la canzone La Gallina di Cochi e Renato, ritenuta altamente lesiva della dignità del pennuto per via del ritornello: «La gallina non è un animale intelligente». Insomma, quelli dell’Aidaa hanno più volte dato prova di sapersi scegliere bene obbiettivi e priorità. A occhio e croce diremmo che i volontari dell’associazione dispongono di un sacco di tempo libero e non hanno la minima idea di come impiegarlo, ma magari siamo i soliti maliziosi.

Gli animalisti mettono al bando “porco cane”

La campagna contro il «porco cane», fanno sapere dal sito, punta a «sensibilizzare i bambini sull’uso di un linguaggio corretto e non offensivo quando si parla di animali». E quel «porco cane» che abbonda sulle labbra degli italiani è un attentato alla dignità di Fido, che a quanto pare è capace di intendere l’italiano. Lorenzo Croce, presidente dell’associazione, parla addirittura di «appropriazione vergognosa», prendendo in prestito il termine agli antirazzisti d’Oltreoceano. I conti, in un certo senso, tornano. «È […] un’offesa all’animale, il cui nome “cane”, appunto, viene impropriamente utilizzato per epiteti e insulti violenti». Non lo so, personalmente chi vi scrive ha provato a pronunciare l’espressione «porco cane» di fronte al volpino di Pomerania della vicina, ma il volpino non sembrava offeso. Forse si trattava di un cane autoironico.

L’ennesimo lavaggio del cervello

L’obiettivo specificato — come sempre — è quello di operare l’ennesimo lavaggio del cervello politicamente corretto ai bambini, costringendoli a pensare che si tratta di espressioni «volgari che offendono e insultano l’animale». Croce specifica che loro non vogliono «fare del facile moralismo», no: ci mancherebbe altro: «ma così come avviene ad esempio con le favole, dove si presenta sempre, sbagliando, il lupo come un animale cattivo, occorre che qualcuno si prenda la briga di iniziare a modificare questo linguaggio che trasforma il migliore amico dell’uomo in un aggettivo insultante». E poi si appella addirittura all’Accademia della Crusca e affiliati vari: «Ci auguriamo che le varie accademie che curano con amore e gelosia la purezza della nostra lingua prendano posizione in merito a questa nostra richiesta. Che mette in evidenza l’improprio uso di una parola riferita al cane, tanto amato e che viene considerato oramai parte delle famiglie italiane».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. Anche il mio cane non si è mai incazzato, anzi scodinzola sempre, boia can! Mi sa che è più una questione di frequenze anche quando fa la porcellona e il porco scrivente si innervosisce.

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