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Roma, 28 ott – “Ti amo piccola e per questo ti proteggo”. A quasi tutte le donne, comprese forse anche le femministe anni ’70, quelle del gesto della vagina e la lametta al collo per evirare i maschi per intenderci, non dispiacerebbe certo sentirsi dire una frase del genere dal proprio fidanzato. Così come potrebbe sembrarci tenero e affettuoso un padre che, rivolgendosi alla figlia, le dicesse “sembri proprio una principessa”. E invece, senza neanche accorgercene, ci ritroveremmo quasi inconsapevolmente a ledere la dignità della donna e ad avallare una sottocultura sessista.

Per fortuna ci pensa il progetto “Parole d’amore” di Luz About Stories, a redarguirci rispetto al nostro linguaggio intriso di sessismo, rieducandoci al politicamente corretto grazie a un video di due minuti in cui vengono messe all’indice tutte le frasi ritenute sessiste. Dalle più scontate (e un po’ vintage) come “le femmine non portano i capelli corti” o “non vuoi avere figli?”, a quelle ai limiti del surrealismo tipo “c’è posto nel tuo culo?”, fino a quelle già citate, dove tutte le parole d’amore che superino l’emotività  standard di un impiegato norvegese, vengono fatte passare per stalking.

A ripensare alle canzoni dei cantautori italiani anni’60, ’70 e ’80, praticamente oggi ci ritroveremmo con gente come Battisti e Baglioni in galera per stalking (mentre Pappalardo per la sua “Ricominciamo” verrebbe direttamente fucilato). Al di là di questa breve parentesi musicale, resta il fatto che viviamo un’epoca in cui ogni collegamento con l’identità, sia essa etnica o di genere, viene messa all’indice in nome dell’uguaglianza. Sia chiaro, nessuno qui sta sostenendo che sia giusto andare in giro a dire alla prima che passa “c’è posto nel tuo culo?” (ma chi direbbe poi una cosa del genere?), ma nemmeno è possibile pensare che le elementari differenze esistenti tra uomo e donna, fisiche, psicologiche, sessuali, caratteriali, possano essere annullate in nome di una ideologia totalmente scollegata dalla realtà, dalla storia.

Andrebbero invece esaltate quelle differenze evidenti tra uomo e donna, che non vuol dire rinchiudere le “femmine” in cucina e né avallare comportamenti violenti o volgari dei “maschi”. Si potrebbe fare se a dominare non fosse la paura, che è la stessa che invece crea ghetti come le quote rosa nel mondo del lavoro e in politica, o che spinge consigli regionali e ordini di giornalisti a emanare direttive che farebbero invidia alla “Pravda” per obbligare tutti ad utilizzare i termini “sindaca”, “assessora” e via discorrendo. Alla paura si aggiunge poi la brama di protagonismo e visibilità di chi realizza video come questi, dove si scimmiotta la comunicazione delle Ong scandinave pro immigrati nella speranza di racimolare qualche fondo ministeriale, un quarto d’ora di celebrità e avere qualcosa da raccontare all’aperitivo. Servi sciocchi del pensiero unico.

Davide Di Stefano

8 Commenti

  1. Il messaggio di questo video sembra proprio essere: “qualsiasi cosa diciate a una donna potrà essere usata contro di voi”!
    E così si semina discordia nella società e si dividono gli uomini dalle donne frammentando le famiglie e le comunità. Più distanza tra uomo e donna=meno famiglie=meno figli

    • Specifico a scanso di equivoci cio che ho scritto nel commento precedente: sono convinto che gli autori del video vogliamo lanciare un messaggio di attenzione all’uso delle parole e ad evitare espressioni denigranti e umilianti per le donne e ovviamente sostengo la loro iniziativa. Ma nel video sono state inserite frasi che a mio avviso non hanno nulla di offensivo verso le donne anzi per me chiamare una bambina “principessa” è un complimento. Così si rischia che per evitare malintesi ci si astenga dal rivolgere complimenti alle donne temendo che i propri apprezzamenti risultino sgraditi e allontanandosi quindi da loro. Con il risultato di non sposarsi e procreare.

      • Fai un paragone maschile: quante volte nella vita hai detto ad un bambino quanto fosse bello e che sembra un principino? Pensa a quanto ti sembri comune o appropriato. Che bei capelli bimbo bello! Che bella magliettina! Siamo seri: il livello di attenzione alla bellezza è nettamente diverso tra uomini e donne fin dall’infanzia. E così l’educazione dà importanza a diversi principi per maschi e femmine: la femmina darà valore incredibile alla bellezza, mentre per il maschio generalmente è la forza. Sessista in entrambi i casi, non sto difendendo a spada tratta un solo genere ed un solo punto di vista.

  2. Questo articolo è il tipico esempio di cosa vuol dire non informarsi prima di parlare. Basterebbero un paio di letture sensate per evitare queste terribili figuracce. Detto ciò è chiaro che ci si difenda dalla consapevolezza di un tema così pregnante e d’impatto negando tutto e sminuendo il tutto definendolo “perbenismo”. Riflettere però sul fatto che questo tipo di frasi conduca alla cultura dello stupro, per dirne una, forse potrebbe far cambiare punto di vista. O forse no, dopotutto forse nessuno ha detto a questa persona “non sei abbastanza carino per questo lavoro”.

  3. Il solo parlare di “cultura dello stupro” è sintomatico della profonda confusione mentale e spirituale che aliena quest’epoca decadente.
    Indi, scenda da quel piedistallo, caro anonimo e si faccia una sana risata che almeno quella non è ancora considerata offensiva da qualche malmestruata.

  4. beh, finché circolano articoli di questo tipo, evidentemente servono ancora spot di questo tipo.

  5. Certi ambienti soffrono anche a livello linguistico, non si accetta la nuda realtà, e la realtà è che esiste il maschio e la femmina. È inutile dimenarsi: nessun intellettualismo cancellerà le peculiarità, le differenze, anzi vi è da dire che è proprio grazie a queste che si preservano entrambe le identità, ognuna con la propria dignità (l’estetismo sarà sempre più afferente al femmineo, così come la forza al mascolino). Ridicolo poi che un pensiero che si presenta come “liberale” abbia bisogno di una enormità di regole, nella fattispecie linguistiche, regole che comprimono i già ridotti spazi di libertà.

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