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Roma, 18 giu – «Se l’Italia avesse “chiuso” il Paese una settimana prima, migliaia di vite sarebbero state risparmiate». Ci va giù duro con le considerazioni Richard Horton, 58 anni, da 25 direttore della prestigiosa rivista scientifica britannica Lancet. Horton, intervistato da Repubblica, bacchetta gravemente la gestione italica dell’epidemia di coronavirus, criticando la decisione di istituire il lockdown con almeno una settimana di ritardo.

E riferendosi alle ultime notizie in arrivo da Pechino, dove è stato scoperto un nuovo focolaio di coronavirus, avverte che «in assenza di un vaccino e se non si rispettano le misure di sicurezza anti Covid 19, è inevitabile che avremo nuovi e continui focolai. Il virus è ancora tra noi, anche se facciamo finta di ignorarlo, perché i governi e le persone si sentono più rilassate. È un errore madornale». Come tutti gli uomini di scienza Horton mal digerisce la tendenza dei governi alla mediazione tra salute ed economia, che colerebbe irrimediabilmente a picco se si decidesse di richiudere tutto. «Sì ma dall’ultima settimana di gennaio sappiamo della gravità di questa malattia. Il 30 dello stesso mese è arrivata l’allerta generale dell’Oms. Già allora i governi e i loro scienziati non agirono prontamente. Spero non riaccada». Sul banco degli imputati ci mette anche alcuni scienziati, «collusi con i politici e non hanno detto la verità, per proteggersi a vicenda. Inoltre, all’inizio, non hanno preso sul serio le allerte dei colleghi cinesi. Credevano che il loro lavoro non fosse all’altezza. Che fossero “inferiori” a noi. Non è solo un fallimento politico, ma anche scientifico», attacca.

Un attacco a 360° alla conduzione occidentale dell’emergenza, che arriva a mettere sul banco degli imputati anche «l’arroganza delle autorità occidentali. L’Europa, non toccata dalla Sars, ha commesso il grave errore iniziale di trattare il coronavirus come un’influenza, vedi Johnson e l’immunità di gregge. I leader europei sono stati negligenti. Il ritardo di Johnson sul lockdown è costato almeno la metà delle vittime totali nel Regno Unito per Covid-19 (25mila su oltre 50mila, ndr). È stato il più catastrofico in Europa». Nessuna parola di condanna, invece, sulla decisione di Pechino di allertare il resto del mondo quando ormai i cosiddetti buoi erano scappati dalla stalla. Nonostante la pubblicazione del sequenziamento del genoma virale, avvenuta l’11 gennaio, il governo cinese aveva infatti aspettato almeno altre due settimane per fornire all’Oms dati dettagliati su pazienti e casi.

E quindi arriva a crocifiggere anche l’Italia, che con una chiusura anticipata avrebbe potuto salvare «Diverse migliaia» di vite «o anche di più. Questo è un virus con contagi esponenziali. Un “lockdown” anticipato di una o due settimane può significare fino al 50% di vittime in meno». La pandemia ritornerà? «No, se ci comporteremo bene. Dobbiamo capire che questo virus non andrà via e che non torneremo alla normalità fino a quando non ci sarà un vaccino, per cui ci vorrà come minimo un anno. Ma i politici non lo dicono pubblicamente e così creano le condizioni per la seconda ondata, perché le persone conseguentemente si comportano in maniera scellerata». Parola di scienziato. Quello stesso scienziato che fece pubblicare sulla propria rivista uno studio fasullo sulla clorochina, che convinse l’Oms a interrompere la ricerca sul farmaco.

Cristina Gauri

1 commento

  1. Medico cura te stesso!
    Gli inglesi di certo non sono stati migliori, e dalla perfida Albione non si accettano ammonimenti.

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