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Roma, 16 gen – “Sono nato da un padre e una madre. Mio padre si chiamava Raffaele, mia madre Stefania. Mio padre era maschio, mia madre femmina. Sono loro eternamente grato per il dono immenso della vita. Genitore 1 e genitore 2 mi ricordano le prime addizioni alla scuola elementare. Un obbrobrio. Smettiamola. Facciamo le persone serie. E badiamo ai veri problemi del Paese”.

Queste le parole di Don Maurizio Patriciello, entrato in seminario dopo anni di lontananza dalla Chiesa cattolica, lasciando il suo lavoro di paramedico a seguito di un incontro con un frate francescano. Il sacerdote divenne parroco al quartiere di Parco Verde nel Comune di Caivano (sempre in provincia di Napoli) nella Terra dei Fuochi. Da anni è impegnato nella lotta per la tutela di quel territorio denunciando le morti per tumore dovute alle discariche industriali inquinanti e radioattive.

Padre Patriciello, un “Don” irregolare dalla Terra dei Fuochi

“Da manicomio. Gli architetti, i ministri, ecc. di sesso femminile hanno – giustamente! – preteso e ottenuto di essere chiamate architette, ministre, ecc. Adesso alle mamme ( mamma: da sempre stupendo genere femminile) viene chiesto di retrocedere a un patetico e retrogrado “genitore” dal sarcastico e becero sapore maschilista. Vi pare normale? Donne di tutto il mondo, unitevi. E pretendete i vostri inalienabili diritti. Solo per fare un esempio, perché “ genitore” e non “genitrice”?”, continua Patriciello, in totale contrapposizione alle parole di Papa Francesco, contenute nel documentario uscito il 21 ottobre 2020 alla Festa di Roma a firma di Evgeny Afineevsky.

Immediata la risposta del Presidente dell’Arcigay di Napoli, Daniela Lourdes Falanga: “Don Patriciello continua a confondere sè stesso con lo Stato. Continua a diffondere quella cultura eteronormata che silenzia la verità dei fatti, di famiglie che semplicemente vanno tutelate, e della tutela essenziale dei loro bambini. Ma lui, in un’area geografica anche molto complicata, non regola il proprio disprezzo per una formula inclusiva, che si vuole reintrodurre, e lo grida a gran voce, perché nonostante tutto esiste il sano e l’insano, e la Chiesa deve alzare la voce in uno Stato Laico e garante di tutti i cittadini e le cittadine. E la sua intolleranza, la sua visione ideologica dello Stato, toccherà migliaia di persone. Ed il problema reale è questo, trovarsi in una posizione di visibilità alta e strategica per poter creare danni irreparabili sul piano culturale”.

“Un piccolo Trump del vesuviano”

Si è invocato l’intervento del vescovo o addirittura del Papa, Padre Patriciello è stato poi definito “un piccolo Trump del vesuviano” che chiama a raccolta i suoi contro le famiglie Lgbt.

È davvero complicato parlare di tolleranza, di laicità, di minoranze, di povera gente e poi scatenare una tempesta mediatica ogni qualvolta si dissente, rispetto ad assiomi, che non devono essere per forza predeterminati in ognuno. Se la Chiesa giusta, è solo quando la pensa come me, siamo al paradosso. Non solo spirituale.

Massimiliano Esposito

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