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aereo_precipitatoRoma, 19 mag – Un mese fa partendo da Bruxelles dopo aver passato tre controlli antiterrorismo (compresa la cinta dei calzoni) dal finestrino ho visto arrivare gli addetti ai bagagli col loro trenino di carrelli carichi di valige. Tutti con la faccia da arabi, la barba, gli zuccotti in testa. La lama non deve toccare la pelle, dice il Profeta. Che Dio ce la mandi buona.
Durante l’inchiesta sul disastro di Ustica l’ipotesi di una bomba piazzata a bordo è stata lungamente indagata, sono state prese in considerazione tutte le ipotesi possibili (bagagliai, vani carrelli, cabina passeggeri) e fatte comparazioni con altri disastri aerei. L’aereo non precipita per la “potenza” dell’ordigno piazzato a bordo, ma per i danni spesso inizialmente minuscoli indotti sulla “pelle esterna” dell’aereo. Nel caso del Boeing 747 precipitato a Lokerbie nel 1986, una modesta bomba esplosa nel bagagliaio anteriore causò un modesto squarcio di appena 50×50 cm, ma dopo solo 6 secondi un aereo da 180 tonnellate e lungo 70 metri era già diviso in quattro tronconi. E basterà la rivendicazione dell’Isis per l’attentato all’aereo russo nel Sinai (Airbus A321, 61 tonnellate, 40 metri) abbattuto con una lattina di bibita riempita di esplosivo per averne conferma.

Un velivolo civile vola circa alla stessa velocità di una pallottola di pistola, 250 mt/sec. Ma è una pallottola gigantesca con le pareti di alluminio spesse appena 1,2 mm. Qualsiasi danno su questa struttura viene immediatamente ingigantito dalle forze aereodinamiche che ne determinano la destrutturazione in volo. E il punto debole del sistema di protezione è quasi sempre negli addetti aereoportuali che o non possono controllare i bagagli (in alcuni casi l’esplosivo fu occultato in una radio a sua volta dentro una valigia) o sono essi stessi complici e autori dell’attentato. Quasi mai l’attentato è condotto da “suicidi”, a mia memoria c’è un solo tentativo di un passeggero con l’esplosivo nascosto nelle scarpe che però fu individuato e assaltato dagli altri passeggeri, e reso all’impotenza.

Mai, a mia memoria, l’esplosivo è stato nascosto a bordo nella struttura stessa dell’aereo durante le operazioni di manutenzione che è eseguita sempre da personale specializzato, controllato, che lavora per la compagnia da anni, e certamente non da cooperative di facchini precari in cui tutti possono entrare. Non è un bel modo di morire: io stesso in un caso dopo aver sentito le registrazioni di cabina di un aereo che precipitava solo dopo oltre due mesi ho avuto il coraggio di ascoltarle di nuovo. Non è il caso di soffermarci su questi particolari ma si deve trovare il modo di evitare questa piaga. Gravissima perché oltre alle vittime possiamo registrare i danni ad intere economie basate sul turismo, con conseguenze gravi per migliaia o milioni di persone. L’unica soluzione possibile è rendere gli aerei civili “bomb free”, non devono trasportare i bagagli.

Esiste già una rete di trasporti aerei cargo che trasportano milioni di tonnellate di merci in tutto il globo, le compagnie aeree possono potenziarla e renderla funzionale ai trasporti di passeggeri. In pratica si consegnano i bagagli all’imbarco e si ritirano in giornata all’arrivo (o si consegnano il giorno prima a uno spedizioniere che passa a ritirarli e si ritrovano nell’albergo di destinazione). Questo costerebbe un minimo in più, creerebbe qualche disagio, ma eviterebbe che tutto il sistema dei trasporti aerei venga progressivamente penalizzato insieme all’economia generale dagli attentati del Califfato, dagli eredi di Al Quaeda o da organizzazioni del genere. Del resto se ho pagato 75€ per fare Roma-Bruxelles e ritorno ne avrei pagati volentieri 100 per la sicurezza di ritornare a casa vivo, e avrei scelto sicuramente una compagnia che mi garantisse il “bomb free flyng”. Si può fare, la logistica moderna è perfettamente in grado di organizzare una cosa del genere e si eviterebbe di farsi paralizzare settori trainanti dell’economia mondiale. Con qualche modesta spesa in più, con qualche disagio in più, ma togliendo ai gruppi terroristi una delle principali armi che hanno.

Luigi Di Stefano

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