Roma, 15 giu – Dal primo gennaio al 13 giugno, in Italia, gli sbarchi di immigrati nel 2022 sono aumentati del 291 per cento rispetto al 2020. Questo dato allarmante è solo un’anticipazione di ciò che avverrà nei prossimi mesi estivi, quando i trafficanti di esseri umani approfitteranno del meteo favorevole per mettere in mare centinaia di barconi stipati di clandestini. Il governo Draghi sembra non preoccuparsi dell’ennesima invasione e tira dritto nella non gestione dell’immigrazione clandestina. Addirittura, i porti italiani sono stati nuovamente subappaltati alle navi delle Ong che, senza più restrizioni e fermi amministrativi, hanno ripreso a traghettare immigrati dalla Libia come facevano prima del 2018.

Aumento del decreto flussi

Non solo l’Italia accoglie chiunque paghi uno scafista, favorendo il business della mafia dei trafficanti di esseri umani, ma ora il Viminale sta pensando di aumentare ulteriormente il numero di permessi di soggiorno per extracomunitari contenuto nel decreto flussi. Si era già passati dalle 30.850 unità del 2020 alle 69.700 unità del 2022, un aumento del 126 per cento. Il sottosegretario agli Interni della Lega, Nicola Molteni, ha annunciato che in tempi brevi sarà varata un secondo decreto flussi 2022 “per corrispondere prontamente alle richieste che arrivano dal mondo produttivo”. Ci chiediamo dove sia finito quel “prima gli italiani” rivendicato per anni da Matteo Salvini.

Il nuovo accordo europeo sui ricollocamenti degli immigrati: la solita beffa targata Europa

Un soddisfatto ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha rivelato il contenuto del nuovo accordo europeo sui ricollocamenti degli immigrati, una riproposizione del fallimentare accordo di Malta del 2019. Dal settembre del 2019 al settembre 2021, sono stati ridistribuiti in altri Paesi europei solo 1.020 immigrati, ovvero l’1,3 per cento dei circa 80mila sbarcati in quel periodo. Quindi, non c’è stata traccia della tanto decantata solidarietà europea. “L’Italia non è più sola, un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea. Ho trovato un clima davvero positivo perché la politica migratoria va fatta insieme agli altri stati. Noi abbiamo sempre detto che chi arriva a Malta e in Italia arriva in Europa. E oggi questo concetto fa parte del comune sentire europeo”, aveva dichiarato la Lamorgese dopo l’accordo di Malta del settembre 2019.

L’accordo raggiunto dai ministri dell’Interno dell’Unione europea il 10 giugno scorso è l’ennesimo bluff per l’Italia. Il vertice è stato organizzato con l’obiettivo di alleviare il peso sui soliti punti di approdo: Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro. Secondo quanto riferito dalla Lamorgese, il ricollocamento degli immigrati avverrà su base volontaria (come l’accordo di Malta del 2019) ma chi si rifiuta di partecipare è obbligato a offrire un sostegno finanziario diretto ai Paesi di primo arrivo. Al momento, sono solo dodici gli Stati che hanno dato disponibilità al ricollocamento. Il ministro dell’Interno italiano ha dichiarato altresì che, nella bozza dell’accordo, sono 3mila gli immigrati sbarcati in Italia che verranno ridistribuiti in Europa, ovvero il 13 per cento dei clandestini sbarcati al 13 giugno.

Il ministro Lamorgese ha parlato di “un avanzamento di rilevanza strategica verso una politica europea di gestione condivisa dei flussi migratori equilibrata ed ispirata ai principi di solidarietà e di responsabilità”. Ai Paesi che si oppongono alla ridistribuzione, converrà pagare il sostegno finanziario ai Paesi di approdo invece di addossarsi il costo dell’accoglienza degli immigrati. Ciò significa che la tanto decantata solidarietà rimarrà lettera morta, come al solito. E l’Italia rimarrà il campo profughi dell’Europa.

Francesca Totolo

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