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esuli istrianiTrieste, 12 feb – Dopo le commemorazioni che si sono svolte in tutta Italia in occasione della “Giornata del Ricordo” dei morti italiani nelle Foibe e dell’esilio dalle terre d’Istria e Dalmazia, oggi nell’agenda politica del governo c’è la riapertura del tavolo delle trattative tra governo e associazioni degli esuli riguardo gli indennizzi previsti dall’Accordo di Roma del 1983 tra Italia e Jugoslavia.

L’eredità economica del Trattato di Osimo (1975) vale oggi circa 90 milioni di euro, al netto degli interessi. All’epoca la cifra pattuita con la Jugoslavia era di 110 milioni di dollari, stabilita come indennizzo per la cessione da parte italiana della Zona B e di tutti i beni di proprietà degli esuli. Alla Jugoslavia vennero concessi 7 anni per versare interamente la quota. Ad oggi sono state versate solo due delle tredici rate stabilite, dopo il dissolvimento della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia l’eredità è passata a Slovenia e Croazia, che dovrebbero versare nelle casse italiane rispettivamente il 60% e il 40% dei 90 milioni.

Lubiana ha già depositato in un conto straniero l’intera cifra in attesa di una risposta del governo italiano, mentre Zagabria tentenna. Con entrambi rimane ancora aperta la questione riguardante gli interessi maturati fino ad oggi. Il governo italiano sa benissimo che deve affrontare la questione degli indennizzi con cautela perché potrebbe definitivamente chiudersi il capitolo delle rivendicazioni nei confronti dei due paesi nati dalle polveri della Jugoslavia. Visti i precedenti non sorprenderebbe vedere ancora una volta calpestato l’interesse nazionale.

La proposta avanzata dall’ on. Ettore Rosato, deputato del Pd, ha scatenato la polemica con le associazioni degli esuli istriani. Secondo l’on. Rosato i fondi degli indennizzi derivanti dall’Accordo di Roma dovrebbero essere suddivisi tra vari progetti: “credo che Trieste, in quanto città italiana simbolo dell’esodo, possa legittimamente chiedere un riconoscimento importante. Con i soldi dell’Accordo di Pace, dunque, potrebbe essere finanziato un progetto per la città, da concordare tra Comune e associazioni.” Il deputato del Pd ha poi aggiunto che “esistono altre realtà che giustamente interessano gli esuli, come l’ex campo profughi di Padriciano e il museo nazionale del Vittoriano a Roma. I 90 milioni possono essere suddivisi tra vari interventi, compresa anche la riattivazione del fondo destinato a indennizzare quanti, in Istria, hanno perso case e terreni”.

Non si è fatta attendere la risposta sdegnata delle associazioni degli esuli. Antonio Ballarin, presidente di FederEsuli, respinge la proposta del deputato democratico “Noi non finanziamo la campagna elettorale del Pd. Non prendiamo quindi nemmeno in considerazione l’uscita puramente propagandistica di Rosato. Non si capisce peraltro a che titolo parli” – Ballarin ha poi precisato – “il nostro interlocutore non è certo lui, bensì il governo con cui domani (oggi, ndr) affronteremo non solo il nodo dell’Accordo di Roma, ma anche le tante altre questioni legate all’esodo e rimaste ancora aperte”.

Guido Bruno

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