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Banca Etruria commissariata mentre dalla riforma delle Banche Popolari hanno di certo guadagnato gli speculatori finanziari

Roma, 13 feb – Quando nella primavera del 2013 Banca Etruria, di cui il ministro Maria Elena Boschi è azionista e il padre Pier Luigi ormai ex vice presidente, fu sottoposto ad ispezione da parte della Banca d’Italia pochi si sarebbero immaginati un epilogo come quello di oggi. Nell’ottobre del 2014 giunse anche una sanzione di 2,5 milioni di euro proprio a seguito delle risultanze dell’ispezione. Mentre oggi Banca Etruria finisce sotto commissariamento.

Il comunicato diffuso da Bankitalia cita “gravi perdite del patrimonio, dovute alle consistenti rettifiche sul portafoglio crediti”. E in effetti andando ad osservare le cifre dell’istituto bancario non si può non notare come il 2014 sia stato un anno horribilis, con perdite nei primi nove mesi dell’anno pari a 126,1 milioni mentre i crediti dubbi o deteriorati netti rispetto al totale dei crediti sono saliti dal 22,9% al 26,8%. Crediti dubbi che sono oggi il triplo del patrimonio netto e per più di un credito su quattro non ci sono certezze sul rientro.

Banca Etruria lo scorso mese di dicembre aveva palesato l’intenzione di avviare un processo di riorganizzazione che prevedeva la drastica riduzione degli impiegati (400 in meno), con l’opportunità di condurre l’istituto verso una fusione con un gruppo bancario di maggiori dimensioni, ma questo non è bastato per arrivare all’epilogo di oggi. Epilogo che manda in fumo qualsiasi piano precedentemente avviato dalla direzione dell’istituto.

Il controllo passa così a Riccardo Sora e Antonio Pironti, nominati commissari straordinari. La loro azione di “amministrazione straordinaria (…) avrà il compito di condurre l’attività aziendale secondo criteri di sana e prudente gestione e di individuare le iniziative necessarie per il superamento della grave crisi aziendale (…) La clientela potrà quindi continuare a rivolgersi, come di consueto, agli sportelli della banca che prosegue regolarmente la propria attività”.

Il commissariamento di Banca Etruria arriva nello stesso momento in cui il Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in audizione alla Camera, ha segnalato movimenti anomali in borsa a cavallo tra il 20 gennaio 2015, giorno in cui il Consiglio dei ministri ha introdotto la riforma delle banche popolari. In quell’occasione il titolo di Banca Etruria ha guadagnato oltre il 60% mentre dall’attività di compravendita dei titoli bancari interessati alla riforma gli operatori finanziari hanno ottenuto delle plusvalenze effettive o potenziali guadagni stimabili intorno ai 10 milioni di euro.

Se andiamo ad analizzare il periodo che va dal 3 gennaio, giorno in cui Renzi diffuse le prime indiscrezioni circa la riforma delle banche popolari, fino ai giorni scorsi, notiamo come sia stato rilevato un aumento dei volumi scambiati che va da un minimo dell’ 8% per Ubi Banca, a un massimo del 57% per Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Di certo la riforma delle banche popolari voluta dal governo ha portato per adesso solo benefici ai parenti e a quegli speculatori finanziari alla Davide Serra. Un combinazione vincente tutta interna al Partito Democratico e che esula molto dal bene comune che la politica dovrebbe perseguire. Spetterà alla Consob adesso chiarire questa vicenda.

Giuseppe Maneggio

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