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gayBergamo, 18 – Una discriminazione inaccettabile, un’inaudita mancanza di rispetto per quelle coppie gay costrette a dire il fatidico “sì” in una stanzetta tra schedari e scartoffie. Il nuovo duro attacco ai “diritti” sarebbe stato sferrato da Elena Poma, sindaco leghista di Stezzano, comune dell’hinterland bergamasco. A metterla alla gogna è Repubblica, che in un articolo racconta come il sindaco (“sindaca” vale solo per la Raggi e l’Appendino, se è leghista il quotidiano di De Benedetti la chiama “sindaco”) permetta alle sole coppie etero di sposarsi in una bella sala comunale con quadri e addobbi.

 “Non facciamo differenze tra omo e etero. Io ho anche amici gay, si figuri, la polemica è inutile” prova a difendersi Elena Poma.  “A oggi, per questione di carenza di personale, il Comune di Stezzano non è ancora pronto per le unioni civili, quando lo saremo l’ufficio destinato alle firme sarà sistemato. Abbiamo scelto di non utilizzare la sala delle cerimonie perché la firma delle unioni, appunto, non è una celebrazione. È solo una dichiarazione davanti a un pubblico ufficiale”.

 Per Repubblica la spiegazione del sindaco non è sufficiente e la scelta di celebrare i matrimoni utilizzando la scalinata della villa e un “bello stanzone”, resta chiaramente una discriminazione nei confronti delle unioni civili registrate in un’altra stanza più modesta. Anche gli stessi dipendenti del Comune confermerebbero la delusione e le proteste delle coppie gay alla vista dello “sgabuzzino” (in realtà l’ufficio dell’anagrafe), incapace di contenere fiori, invitati e tutti gli annessi e connessi per una bella festa. A volte tutta questa vicenda dei “diritti”, sembra invece risolversi tutta in questioni di lana caprina e di cerimoniale, dove gli abiti bianchi e i fiori sembrino contare più della sostanza. Una ricerca spasmodica di alcune convenzioni quasi “borghesi”, più che una effettiva rivendicazione sociale e culturale.

Davide Romano

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3 Commenti

  1. E’ esattamente così. Una ricerca spasmodica di emulazione. A loro interessa semplicemente scimmiottare. E se gli ricordi che è una messa in scena, vogliono che vai in galera. Da domani tutti quelli che si credono Napoleone vanno rispettati, altrimenti sei napoleonofobico. Quindi, oui monsier l’emperateur…

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