Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 21 ott – A Vittorio Feltri non è proprio andato giù quel mezzo endorsement del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che apriva agli sproloqui di Beppe Grillo sul togliere il voto agli anziani. Il senso della boutade del comico genovese era chiarissimo: togliere diritto di voto agli over 65, cioè al potenziale elettorato dei suoi concorrenti politici, partendo dal presupposto (in Italia neppure troppo fondato) che i giovani siano più propensi a sposare le solite cause progressiste e anti-sovraniste. L’assist glielo ha dato il primo cittadino orobico, che evidentemente ha dimenticato di sere stato eletto con i voti di moltissimi over 65 bergamaschi: “Tutti contro Beppe Grillo, che pone un tema invece assai serio: una popolazione con forte prevalenza di anziani vota e voterà sempre di più contro gli interessi delle giovani generazioni” aveva quindi twittato Gori, suscitando un vespaio di polemiche.

E stamattina è arrivata anche la risposta del direttore di Libero: “Al comico e al suo allievo orobico [Gori, n.d.r.] sfugge un fatterello non irrilevante: la Costituzione afferma che tutti i cittadini i quali hanno raggiunto la maggiore età sono uguali e godono degli stessi diritti e hanno gli stessi doveri“, attacca Feltri. “Tra l’altro, se un individuo ha superato i 65 anni non solo deve poter esprimere le proprie idee attraverso il suffragio universale, ma ha la facoltà di candidarsi in Parlamento e in altre istituzioni. La Consulta si rifiuterebbe di sicuro di approvare le deliranti proposte pentastellate e del mio amico Giorgio, improvvisamente colpito non dico da demenza però qualcosa del genere”, prosegue con il sui proverbiale tatto “visto che la Costituzione non è un giocattolo da usarsi a capocchia“.

Il direttore passa poi a esporre la sua proposta sul suffragio: “Invece di inibire la cosa pubblica agli anziani, i soli che pagano tutte le tasse e si rendono utili alla società come ausiliari delle famiglie, impediamo l’accesso alle cabine elettorali ai cretini non in grado di ragionare e neppure di comprendere un testo scritto”. E prosegue criticando aspramente l’idea, coccolata da molti, di consentire l’accesso alle urne ai sedicenni, “molti dei quali non capiscono un cazzo, non sono capaci di concludere decentemente gli studi superiori, si distinguono per bullismo, frequentano chiassose discoteche, si drogano, ne combinano di tutti i colori”. Feltri conclude il suo editoriale ricordando a Gori che “fra meno di sei anni ne compirai 65 e in base ai tuoi suggerimenti dovresti ritirarti dalla politica. Il che mi dispiacerebbe perché tu a tratti, quando non sei offuscato dal Valcalepio, sei bravo”.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. In effetti non sarebbe male limitare il diritto di voto ai soli cittadini maggiorenni che hanno un QI di almeno 90 punti, ma per quanto giusta possa essere la proposta, è inattuabile. Come non concordare con Feltri sulla contrarietà a concedere il diritto di voto ai sedicenni. Piuttosto andrebbe ripristinata la maggiore età a 21 anni, e di conseguenza fissare a quell’età il diritto di voto.

Commenta