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Roma, 9 mag – Oggi a Largo del Foro Traiano (Fori Imperiali), dalle 16 alle 19 in occasione della Festa della mamma si ricordano anche le madri che sono state separate dai loro figli, allontanati e chiusi nelle case famiglia o in comunità. Sono migliaia quelle che, nel giorno della loro festa, non riceveranno i lavoretti a forma di cuore realizzati dai loro bambini. O non potranno ascoltare la loro voce cristallina mentre recitano la poesia a loro dedicata. Niente festa della mamma per decisione delle assistenti sociali, degli psicologi e dei giudici minorili. I quali, per il “supremo interesse del minore” hanno sentenziato di tenerli lontani dalla madre naturale per affidarli ad estranei.

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Oggi servirà a non dimenticare le mamme ingiustamente allontanate dai figli. “Di mamma ce n’è una sola”: così è stato intitolato il pomeriggio organizzato da diverse associazioni. Gesef rappresentata da Marina Stella di Somma, capodipartimento “Minori fuori famiglia”, Italian consumers, Giovanna D’Arco, Associazione italiana nonne e nonni, Associazione familiaristi italiani. Saranno presenti anche esponenti del mondo politico ed istituzionale. Chiara Colosimo, consigliere regionale del Lazio, Lorenzo Loiacono, Lisa Comes, Vincenzo Spavone, Fabio Sabbatani Schiuma, Massimo Milani, Enrico Kauffmann. Tutti sono invitati a partecipare a manifestare vicinanza alle mamme che vivono questo strazio. Gli organizzatori chiedono anche di portare un palloncino rosso.

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Festa della mamma: il dramma dei figli allontanati

Secondo dati Istat (2015) i bambini che crescono lontano dalla famiglia naturare sarebbero circa 30mila. Quelli in affido ai servizi, circa 500mila (sempre Istat, 2018). Nonostante un processo in corso e le indagini sul sistema della tutela dei minori, il fenomeno rimane irrisolto. La macchina degli indecenti sequestri non si è fermata nemmeno col Covid e gli allontanamenti sono continuati per tutto il 2020.

Il 4 marzo scorso si è riunita la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul funzionamento e la gestione dei servizi sociali durante l’emergenza epidemiologica e anche per chiedere (nuovamente) la creazione di una banca dati sugli affidamenti in Italia che possa fornire informazioni aggiornate e in tempo reale. Ad oggi le istituzioni non riescono a dire, ufficialmente, quanti sono i minori trattenuti, come stanno, quante comunità esistono, quante sono le famiglie affidatarie.

Orfani di genitori vivi

Le madri (e i padri) perdono le tracce dei figli non potendo sapere dove vengono collocati, se vicino o a centinaia di chilometri. Molti bambini appena nati vanno direttamente in comunità che non hanno niente a che vedere con le caratteristiche della famiglia. Solo un bambino su tre viene messo nella stessa struttura con i fratelli. Il 18% dei minori perde tutti i contatti, il 18% dei fratelli si incontrano solo alcune volte durante l’anno. Perdono tutti i rapporti, diventando orfani di genitori vivi.

Questi bambini sanno che nella famiglia collocataria la nuova mamma non potrà mai sostituire quella vera, che nella comunità nessuno si interesserà più a loro realmente come fa la mamma, che nella nuova casa non potranno chiedere di quando erano piccoli perché i nuovi genitori non sanno quello che solo la mamma sa.

Antonietta Gianola

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