Roma, 2 dic – Quando un’inchiesta arriva a svelare la verità, dimostrando ciò che era solo ipotizzato, porta irrimediabilmente ad una serie di conseguenze. Tra quelle meno tragiche figura l’epurazione dai social network, come successo alla nostra collaboratrice Francesca Totolo. La “schedatura” dei capofila delle sardine ha causato il suo oscuramento completo da Facebook, che prima ha chiuso il suo profilo personale e poi, dopo sole 24 ore, la pagina “Dama Sovranista”.

Guai a toccare le sardine

Tutto è partito il 29 novembre, in seguito alla pubblicazione dell’articolo in cui veniva dimostrato che il movimento che sta popolando le piazze italiane non è chiaramente né spontaneo né apartitico, ma quello che potrebbe essere definito una “false flag” creata dall’establishment con un doppio obiettivo: fronteggiare l’avanzata di Matteo Salvini in vista delle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, e far passare sottotraccia delle scomode manovre di governo palesemente impopolari, come il fondo salva-Stati (MES, Meccanismo europeo di stabilità).

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta quindi, sono partite le segnalazioni in blocco, pianificate e organizzate dalla Rete italiana antifascista della sardina Fabio Cavallo (lo stesso che, lo scorso giugno, coordinò le donazioni in Italia in favore della speronatrice Carola Rackete e della Ong tedesca Sea Watch), sia indirizzate al profilo personale della Totolo sia alla sua pagina Facebook.

Fabio Cavallo, la Rete Antifascista e le segnalazioni in massa

Fabio Cavallo ha pubblicato in vari gruppi chiusi antifascisti il post in cui chiedeva la segnalazione congiunta e coordinata degli account della nostra collaboratrice, strategia che ha portato così alla chiusura e all’oscuramento “per spam”.

“Schedare” gli strateghi delle sardine, dagli esponenti politici della sinistra, locali e nazionali, passando per i partigiani dell’Anpi, fino ai leader dei movimenti studenteschi allineati, ha chiaramente dato fastidio ai burattinai del movimento, che hanno cercato di silenziare l’artefice dell’inchiesta, facendola epurare dal social network di Zuckerberg, grazie ai soliti metodi propri del regime sovietico.

I signori in questione si arrogano pure il titolo di “democratici”, appellandosi alla loro personalissima “Costituzione antifascista”, e di “oppositori all’odio in rete”, quando sono i primi a fomentarlo.

Giuliano Lebelli

5 Commenti

  1. 1. Invece le liste di proscrizone del CDEC, Centro Documentazione Ebraica Contemporanea, ricevono addirittura contributi milionari dai Governi italiani:

    https://www.altreinfo.org/cultura-e-societa/16432/rapporto-antisemitismo-in-italia-i-contributi-del-governo-italiano-alle-liste-di-proscrizione-del-cdec-tre-milioni-di-euro-in-dieci-anni-elena-dorian/

    ma il Governo italiano non dice niente se un’italiana come Francesca Totolo viene censurata da Facebook per una lista di nominativi che non è di proscrizione ma solo a fini conoscitivi, due pesi e due misure, cui prodest?

    2. Sinceri complimenti a Francesca Totolo per la sua tenacia professionale e per il suo sincero patriottismo!

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  2. Forza Francesca,le sardine sono le tipiche ed obsolete carette comunistoidi che cercano di nascondere un pd impresentabile ed un candidato irricevibile che fa parte di un partito che sta distruggendo l’economia emiliana-romagnola ……….. e vuole pure farsi eleggere presidente di una regione che ha impoverito e riempito di clandestini……….forza Francesca sei la numero uno.

  3. Domanda:

    si può sapere perché non avete pubblicato il mio commento?

    Non era per niente offensivo, facevo pure i miei più sinceri complimenti a Francesca Totolo.

    In attesa di vostro riscontro, cordiai saluti.

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

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