Roma, 29 nov — Studenti maschi, anche minorenni, costretti dalla prof-aguzzina a vestirsi da ballerine «nel nome della parità di genere», senza potersi rifiutare: il centrodestra avrà anche vinto le elezioni ma l’istruzione pubblica rimane saldamente militarizzata dalla fogna ideologica progressista, declinata sulla cosiddetta «riduzione delle disuguaglianze» e sulla «parità di genere». I due capisaldi intorno ai quali i docenti costruiscono la loro piccola quotidianità militante a base di soprusi, imposizioni, lavaggi del cervello sulla pelle degli studenti.

Maschi costretti a vestirsi da ballerine   

Accade al Virgilio di Empoli, istituto superiore che ha reso nota la propria partecipazione all’ennesimo progetto «inclusivo»: Vouging – ballo di comunità Lgbtqia+. Ad aderire per prima all’iniziativa è stata una professoressa di ginnastica che ha imposto il corso alle proprie classi, rendendolo tassativamente obbligatorio per i propri studenti — minorenni compresi. Stando a quanto riporta Il Giornale, al reclamo di uno degli alunni, contrariato dall’imposizione, «la professoressa di educazione fisica ha comunicato al ragazzo che il corso è obbligatorio e che nella prima lezione gli studenti dovranno fare due ore di ballo in cui si scambieranno i ruoli, i maschi saranno vestiti da ballerine e viceversa».

La partecipazione è tassativa: «Non ci sono opzioni di uscita né la possibilità di dissociarsi». Queste le dichiarazioni di fonti interne all’Istituto, che specificano come l’avviso emesso fosse «rivolto solo agli interessati per due sole ore settimanali», mentre l’insegnante si sarebbe già «allargata» imponendone 4 e sostituendo la mascherata con ballerini e ballerine a tutte le lezioni ordinarie.

L’interrogazione

La notizia, fa sempre sapere Il Giornale, è arrivata alle orecchie della deputata di Fratelli d’Italia Chiara La Porta che ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Istruzione: «Si chiede se ritiene opportuno che dei ragazzi minorenni a scuola vengano costretti, in orario di lezione, a prendere parte a lezioni di ballo Lgbtqia+, con cambio di vestiti fra maschi e femmine». Contattata dal quotidiano, la deputata sottolinea: «È inaccettabile e lesivo delle libertà personali obbligare dei ragazzi minorenni a seguire un corso in cui ci si scambiano ruoli e vestiti e dal quale non sarebbe possibile nemmeno astenersi e che sembra possa influire addirittura sulle valutazioni finali dell’andamento scolastico».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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