Roma, 26 mag – I giovani volontari nelle terre alluvionate sono un esempio, sì, ed è stato già detto. Il punto è la natura qualitativa di questo esempio, traslata con troppa faciloneria sulla generica “solidarietà”, laddove è significativa anche di molto altro. Che riguarda tutti noi.

Giovani volontari che “fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Per gli altri, non per lo sfruttamento

Giovani volontari che spalano il fango, che sgombrano le strade, che prendono per mano gli anziani e le persone travolte dalla tragedia. Cantando, perfino ballando. Con gioia. Gli italiani, secondo una certa retorica che da decenni ci frantuma l’anima, certe cose non vogliono più farle. Nella fattispecie, i lavori umili, invasi dagli stranieri, spesso clandestini poi legalizzati in qualche modo, che così invadono la nostra terra, svolgendo mansioni a paghe misere e distruggendo le loro vite come le nostre. Ebbene, i ragazzi che in Romagna spalano rappresentano la prima sberla a questa misera narrazione da poveri d’animo. Gli italiani, semplicemente, certi lavori non vogliono più farli per le paghe misere, non per un presunto e maligno snobismo che li caratterizzerebbe. Tanto è che quando si tratta di aiutare gli altri sono sempre in prima fila. La Romagna alluvionata non è il primo caso che si para davanti. Lo abbiamo visto ad Amatrice, lo abbiamo visto a L’Aquila, lo abbiamo visto a Genova negli scorsi anni. E chi sputa sentenze per interessi che sono tutto meno che umanitari dovrebbe solo cucirsi quella bocca sporca di malafede e di cattiveria.

Una sberla in faccia all’autorazzismo

I giovani non solo partecipano, ma sono protagonisti assoluti degli aiuti all’Emilia Romagna, del sostegno alla popolazione, dello spalare nel fango. Una sberla in faccia non solo all’immigrazionismo che trova ogni pretesto per giustificare l’invasione di orde di clandestini, ma anche all’autorazzismo che da decenni attanaglia questa povera Nazione, autodescrittasi come infima, corrotta, maligna sempre molto più di qualsiasi altra. Soprattutto, popolata da gente che, nell’immaginario tipicamente anti-italiano, non si merita niente, mai, in nessun caso. Un precetto che è propedeutico alla sottomissione, alla schiavitù, alla subordinazione a qualsiasi vincolo esterno, dominio straniero, e a tutti quegli aspetti che fanno tanto esultare il Pd nostrano, partito così potente da essere al governo anche quando non è al governo e tale da condizionare le sorti di questa Nazione, nelle sue varie forme, da almeno cinquant’anni.

Gli italiani non sono né corrotti, né codardi, né poco volenterosi. Quanto meno, non lo sono in maniera diversa o peggiore di altri. Non sono perfetti come non lo è nessuno. Ma una cosa, purtroppo, lo sono senz’altro: depressi. In massa. Si tratta di uno stato d’animo che dura da decenni, dapprima fortemente impresso nelle coscienze per le disgrazie storiche che ci hanno travolto, successivamente fomentato e reso parte integrante delle nuove generazioni. Quanto avviene nelle zone alluvionate, però, mostra quanto tutto ciò non sia genetico. Quanto ci sia voglia di aiutare e di svolgere le mansioni più umili, pur di tendere la mano agli altri. Manca la coscienza dell’italianità. La stessa che il Feudo cerca da sempre di sopprimere in ogni modo. Non è un caso che il pensiero dominante mainstream stia cercando di appropriarsi, in chiave buonista, dei ragazzi che spalano il fango. Per farli, come al solito, propri. È precisamente su questo che dobbiamo agire, con forza e determinazione. Combattendo culturalmente chiunque abbia diffuso in modo così capillare in questa Nazione l’odio per sé stessa, sulla cui putridutine non credo ci sia da infierire oltre.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Di negri, nelle strade allagate, non se ne vede uno; non se ne è visto nemmeno uno, mai. Sono tutti rinchiusi negli alberghi mangia bevi a caca gratis, si affaciano ai balconi solo per ridere. Tanto quelli in strada si rompono la schiena sulla pala, fanno debiti per ricomprare il perduto ed anche per mantenere loro che se ne stanno affacciati ai balconi degli alberghi solo per ridere di quelli sotto che poveretti vanno invece a dormire nelle brande dei palazzetti sportivi, nelle scuole, e che pagheranno debiti anche per mantenere loro a cazzeggiare negli alberghi..

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