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Roma, 20 lug – Il dl Zan-Scalfarotto contro l’omofobia (o presunta tale) non è ancora stato approvato; intanto, però, nel fatato mondo dei colossi digitali ci si porta avanti con il lavoro di schedatura dei reietti. Ecco quindi Shinigami Eyes, versione digitale della lettera scarlatta, «un componente aggiuntivo del browser – recita la descrizione – che evidenzia pagine e utenti di social network transfobici e trans-friendly con colori diversi». Sui social o sul vostro sito siete soliti manifestare idee contro l’utero in affitto ed adozioni gay? Pensate che esistano solo due generi e non 79 come il indicato dal gotha mondiale Lgbt? Avete remore ad accettare che uomo che si identifica come donna utilizzi i bagni pubblici destinati al gentil sesso? Pensate che solo le donne possano avere le mestruazioni? Shinigami Eyes vi ha già probabilmente intercettato e mostrerà – a tutti coloro che lo installeranno sul browser – il nome della vostra pagina social digitato in un’accesa tinta di rosso, ogni qual volta comparirà nel motore di ricerca.

Una lunga lista di “marchiati”

Rosso per omofobia, transfobia e tutto il relativo carrozzone, il verde per pagine e siti Lgbt-friendly. Il marchio ha già colpito nomi illustri: da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, senza dimenticare l’ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e il senatore Pillon, passando da testate giornalistiche come La Verità e Libero. Non mancano

Il nome della nostra testata segnalato in rosso dall'estensione pro-transnemmeno Vittorio Sgarbi,  Vittorio Feltri, Mario Giordano e Paolo Del Debbio. E ovviamente – potevamo esimerci?il nostro giornale. Sito, pagina Facebook e account Twitter del Primato sono ora tutti visibili in rosso da chi ha installato la componente. Insomma, il dl Zan non è ancora realtà ma già la zelante polizei progressista ha già provveduto a segnalare gli impenitenti criminali del pensiero, strenui sostenitori dell’esistenza di soli due generi.

«Ovviamente io sono in cima alla lista – commenta su Facebook il senatore leghista Simone Pillon – con un bel rosso carminio che spicca in ogni mia pagina o contenuto. Mi consola essere in buona compagnia, con tanti amici della Lega, tutti i ragazzi e le ragazze del family day e perfino qualche femminista ritenuta TERF (cioè contraria a riconoscere i trans come femmine)».

Nel mirino della Stasi Lgbt è finita anche la giornalista di sinistra Marina Terragni, contraria alla legge Zan contro la omotransfobia e quindi bollata come pericolosa eversiva: «C’è una estensione di google – ha scritto Terragni – già scaricata da più di 20000 persone, che fa comparire in rosso i nomi delle-gli utenti di Facebook bollati come Terf (Femministe Radicali Trans Escludenti, a loro dire): così viene definita-o chi pensa che l’utero in affitto sia una abominio, chi ritiene che la prostituzione non sia un lavoro come un altro, chi lotta contro la somministrazione di ormoni a bambine e bambini dal comportamento non conforme, chi si oppone al cosiddetto self-id: la libera determinazione del genere a cui appartenere senza alcun atto pubblico.  A che cosa serve segnalarci? Che uso si intende fare di questa segnalazione?». Un paio di idee ce le siamo fatte.
Cristina Gauri

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