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Roma, 25 ago – Dal 1 settembre il green pass sarà obbligatorio anche a scuola, all’università e per i trasporti a lunga percorrenza ma restano problemi con il rispetto della privacy. Chi avrà necessità di viaggiare in aereo, treno, autobus, nave e traghetto dovrà rispettare le regole introdotte dal decreto approvato il 6 agosto scorso. Novità sono previste anche per il personale di scuola e università e per gli studenti dei diversi atenei. E proprio sul fronte scuola e università ci sono problemi per il rispetto della privacy.



Green pass, le novità dal 1 settembre per i trasporti

L’obbligo del green pass – già in vigore per cinema, teatri, eventi sportivi, concerti, musei, mostre, ristoranti e bar al chiuso – viene esteso dunque a tutta una serie di ulteriori servizi. Per ottenere la certificazione verde è necessario vaccinarsi (basta già una dose), oppure l’attestazione di guarigione dal Covid nei sei mesi precedenti, o ancora un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. E dal primo settembre cambiano ancora le regole. Ecco tutte le novità. Per tutti i voli nazionali sarà obbligatorio il green pass. Lo stesso vale per navi e traghetti che fanno trasporto interregionale. Unica eccezione, i collegamenti dello Stretto di Messina. Sui treni l’obbligo vale solo per Intercity e alta velocità. Niente green pass per i regionali, dunque. Obbligo anche sui bus interregionali.

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Accesso libero senza green pass invece per il trasporto locale: metropolitane, bus urbani e regionali sono esclusi dalle nuove regole. Inoltre potranno accedere senza green pass ad aerei, treni, navi e autobus i minori di 12 anni – che non possono vaccinarsi – e i soggetti esentati dal vaccino per motivi di salute “sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti dal ministero della Salute”.

Obbligo certificazione verde per scuola e università

Sul fronte della scuola, invece, tutto il personale del sistema nazionale di istruzione dovrà avere il green pass. Chi non lo avrà non potrà accedere alle strutture scolastiche e verrà considerato in “assenza ingiustificata”. Al quinto giorno il rapporto di lavoro verrà sospeso e il dipendente non percepirà più lo stipendio. E’ questa la linea dura del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per provare a costringere prof e personale scolastico no vax. Motivo per cui – nonostante le richieste della Lega – il tampone resta a pagamento. Il personale assente dovrà essere sostituito da supplenti. Per loro il governo ha stanziato 358 milioni di euro. Niente green pass obbligatorio, invece, per gli alunni. Le lezioni saranno svolte in presenza con mascherina obbligatoria (tranne per i bambini minori di 6 anni). Inoltre è “raccomandato” il distanziamento di almeno un metro, dove possibile. Mentre è vietato entrare a scuola con temperatura superiore ai 37,5 gradi.

Stessi obblighi anche per il personale universitario. La novità riguarda gli studenti universitari: per partecipare alle lezioni in presenza dovranno avere il green pass.
Anche in questi casi, l’obbligo di certificazione verde non si applica a personale universitario e a studenti che, con certificazione medica, risultano esentati dalla campagna vaccinale.

I controlli e il problema del rispetto della privacy

Il problema più grosso, sul fronte della tutela della privacy, è quello dei controlli sulla validità dell’odioso, odiato e inutile certificato verde. Il decreto stabilisce che i controlli possono essere effettuati “esclusivamente” tramite l’applicazione VerificaC19 fornita dal ministero della Salute. Tramite la fotocamera dello smartphone di chi esegue il controllo, l’app legge il Qr code della certificazione verde e mostra se questo sia valido, indicando inoltre il nome e il cognome del suo proprietario. Ma – attenzione – l’app non rivela come si sia ottenuto il green pass. Ciò significa che non dice se il possessore è vaccinato o meno.

E qui casca l’asino. Non potendo chiedere al personale se sia o meno vaccinato, potrebbe essere necessario verificare ogni giorno i green pass di tutti i lavoratori scolastici e universitari nel caso facciano ricorso al tampone ogni 48 ore. Il problema potrebbe essere risolto con un elenco del personale vaccinato, ma su questo fronte arriva lo stop del garante della privacy, Pasquale Stanzione. Un elenco del genere non tutelerebbe a sufficienza la riservatezza di centinaia di migliaia di individui e su dati sensibili come quelli sanitari.

Garante privacy: “Non è permesso verificare le scelte vaccinali”

E il controllo dei vaccinati è espressamente vietato. “Ciò che non è consentito è la verifica diretta delle scelte vaccinali e, comunque, della condizione sanitaria da parte dei dirigenti scolastici, dovendo essi (tramite il personale specificamente incaricato) limitarsi a verificare il possesso di una certificazione valida”, chiarisce il garante.

Quindi i controlli a scuola e all’università saranno un onere non indifferente in termini di personale impiegato e di ore lavoro.

Adolfo Spezzaferro

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