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Brunico, 16 giu – Partecipando alla furia iconoclasta che sta attraversando le contrade di mezzo mondo, Eva Klotz e il Südtiroler Freiheit propongono di rimuovere quel che rimane del Monumento all’Alpino di Brunico, dichiarando che: “Anche in Alto Adige ci sono numerosi monumenti e nomi di strade e caserme che ricordano l’oppressione e l’assassinio della popolazione africana nera in Etiopia. Tra questi ci sono cimeli fascisti come il rilievo di Mussolini a Bolzano e il monumento agli Alpini a Brunico”. Naturalmente la proposta è guidata da malafede e intolleranza, poiché l’attuale manufatto incarna uno spirito di pacificazione e riconciliazione. Facciamo un passo indietro e ripercorriamo la storia di questa statua.

Storia di una statua

La distruzione del Monumento all’Alpino di Brunìco fu uno degli obiettivi dei separatisti antitaliani. La prima versione della statua fu edificata nel 1937 in onore dell’11° reggimento Alpini della divisione “Pusteria”. L’opera scultorea del 1937 era rappresentativa dello spirito guerriero dell’epoca ed effigiava una Penna Nera, fucile al piede, con il pugno del braccio opposto a quello armato appoggiato su di un ginocchio e lo sguardo austero. Questo manufatto fu distrutto dai soldati nazisti fra il 9 e il 10 settembre del 1943, che lo abbatterono dopo averlo incatenato e trascinato al suolo con un potente trattore per il trasporto dei pezzi di artiglieria. Dopo la guerra, fu ricostruito con uno spirito di pacifica convivenza. Infatti, per la realizzazione dell’opera, l’Associazione Nazionale Alpini bandì un nuovo concorso che andò proprio in direzione del rinnovato spirito di rappacificazione. Fu scelto il progetto dell’artista gardenese Rudolf Moroder, poi realizzato in porfido dallo scultore Serafino Girlando.

Il 2 ottobre del 1949, in occasione della ricostruzione del basamento, si svolsero insieme sia la cerimonia per la posa della prima pietra sia il rito di riconsacrazione officiato dall’Arcivescovo militare per l’Italia. Poco meno di due anni dopo, il primo luglio del 1951, la statua fu inaugurata alla presenza di un imponente schieramento.
Questa nuova statua, che raffigura una Penna Nera disarmata e in cammino, fu quindi scolpita per allargare la convivenza fra italiani e tedeschi e per onorare tutti i soldati di montagna, non solamente gli Alpini dell’11° reggimento della Divisione “Pusteria”. Fu su questo manufatto, edificato con spirito di convivenza, che si accanì la violenza terroristica.
Nel 1956 fu imbrattato con i colori bianco-rossi. Tra il 20 e il 21 febbraio del 1959 subì un attentato che gli procurò però solo danni trascurabili.

Odio iconoclasta

Dopo l’abbattimento del 2 dicembre del 1966, la statua fu ricostruita da Serafino Girlando, lo stesso scultore che l’aveva realizzata, che in parte utilizzò i frammenti dell’originale (spalle e testa), e in parte si servì di nuovo porfido estratto dalla stessa cava carsica. L’opera fu quindi riconsacrata il 19 dicembre del 1966, alla presenza del Sottosegretario agli Interni, Amadei. Alla base fu murata una lapide con inciso il richiamo: «Barbaro crimine infranse 2/12/1966 – italica civiltà ricompose 19/12/1966». Ben presto, fu però dichiarata pericolante a causa delle infiltrazioni d’acqua che ne dilatarono le fenditure rimaste dopo i lavori di restauro. Per questo motivo il monumento fu trasferito a Cuneo presso la caserma “Cesare Battisti”, sede del secondo reggimento Alpini, e al suo posto fu portata una copia di marmo. Si trattava del marmo bianco estratto dalla cava romana d’Aurisina, nei pressi di Trieste, che aveva contribuito in gran parte, dal 1° secolo a.C. al 5° secolo d.C., alla costruzione di Aquileia. Quel niveo marmo costituì un ponte ideale tra Brunìco e la città giuliana.

La nuova inaugurazione avvenne il 30 giugno del 1968. Alle 10.30, monsignor Corazza celebrò la messa ai piedi del monumento avvolto in un drappo tricolore e davanti a una distesa di oltre diecimila Penne Nere. Dopo di che la statua fu scoperta. La scultura fu dedicata ai tutti i soldati di montagna, italiani e tedeschi caduti in guerra e in pace, come i due giovani alpini morti in val di Tures mentre stavano portando soccorso alle popolazioni alluvionate. «In questo rinnovato “Alpino”», disse il presidente provinciale dell’Ana altoatesina, Barello, «sono depositati il sacrificio, l’eroismo e la gloria, anche degli Alpini di questa Pusteria i cui figli hanno militato nell’omonima divisione. Questo monumento è sorto ad omaggio e ricordo di tutti coloro che non sono tornati». Rivolgendosi poi al sindaco di Brunìco, concluse: «Ella può considerarsi rappresentante di tutta quella popolazione che qualche anno fa, dopo il panico, ha reso commosso e unanime tributo alle salme di due giovani Alpini che hanno perso la vita in val di Tures per soccorrere, nella tremenda alluvione, tanta gente di questa zona. Il ricordo dei due giovani Alpini travolti dalla furia delle acque, si inserisce spiritualmente in questa cerimonia».

Un simbolo immortale

Barello, a nome dell’Associazione Nazionale Alpini, procedette quindi alla consegna ideale del monumento al sindaco Hans Ghedina che, rispondendo, affermò che «nel prendere in consegna questo monumento ringraziamo l’Associazione. Per noi esso costituisce il simbolo di tutti i soldati della montagna che sono morti compiendo il loro dovere». Un simbolo d’amore, dunque, un’opera di pacificazione, sempre osteggiata da chi fece dell’odio e della violenza la propria causa, e da chi, ancor oggi, ricerca il proprio tornaconto elettorale spargendo a piene mani livore e settarismo.
Il monumento fu nuovamente distrutto dai dinamitardi l’11 settembre del 1979 e mai più ricostruito. È rimasto solo l’attuale busto.

Eriprando Della Torre di Valsassina

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4 Commenti

  1. Questi separatisti anti italiani vogliono cancellare i simboli della grandezza italiaca e sperano anche nella seccessione dall’ Italia.E’ stato riferito che a volte si rifiutano di parlare l’Italiano, obbligatorio nel nostro paese.Sarebbe ora che venga un governo forte che gli rimetta a posto, pena la perdita di tutti i vantaggi di una regione a statuto speciale avvantaggiata rispetto al resto del paese.Se continuano cosi’ molti italiani potrebbero non volergli piu’ nelle nostre terre, riconquistate con il sangue di una intera generazione

  2. Amico incazzato, a parte l’orrido uso l’uso del “gli” (al posto del “li” la prima volta, del “loro” la seconda) e della consecutio totalmente ubriaca, quello che auspichi sarebbe totalmente ininfluente per i separatisti, che tendono a starsene benissimo nel LORO Sudtirolo e/o nella LORO Austria e a non venire mai in Pulzinellenland, quindi tanto meno a parlare con i suoi indigeni.

  3. Alpini razzisten ? E le SS cos’erano ? Simpatichen
    Cameraden ?
    Ue Cretina …. vai a passeggiare sotto un
    traliccio dell’alta tensionen come faceva
    quel TERRORISTA di merda di tuo vater !
    più watercloset ….. con un po’ di plastico …
    effetto feltrinelli o stazione di bologna… e
    ciaociao evuccia !

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