BigioBrescia, 8 mag -Spesso quando ci si trova davanti a personaggi mossi da furia iconoclasta si usa il termine “talebani”.
Ma in alcuni il paragone rischia di essere riduttivo visto che i talebani si sono “limitati” a rimuovere a suon di cannonate statue di idoli, non certo normali sculture come qualcuno si augura a Brescia.

Piccolo riassunto: la scultura Era Fascista” ( colloquialmente noto come “Bigio” ) è una scultura installata in piazza della Vittoria a Brescia negli anni ’30. A guerra finita è oggetto di una serie di danneggiamenti più o meno gravi. Gli antifascisti arrivarono a posizionare della dinamite per liberarsi dello scomodo simbolo, ma senza successo. All’incapacità dei bombaroli battenti bandiera rossa posero rimedio gli operai mandati dalle istituzioni che ingabbiarono e rimossero il colosso da piazza Vittoria, dove non è mai più tornato. Una questione che ciclicamente ritorna all’attenzione dei cittadini bresciani ma che non trova mai una soluzione. Nel 2013 si era arrivati anche a preparare il basamento per il ritorno dell’installazione ma nuove polemiche rinviarono ancora l’operazione.


Nei giorni scorsi il piedistallo preparato per il ritorno del colosso è stato occupato da un’opera di Domenico Paladino e questo ha riacceso la polemica. Secondo l’opinione comune l’opera di Paladino poco o nulla si lega alla struttura della piazza. E’ fuori posto insomma. La polemica corre su Facebook e Minini, presidente Fondazione Brescia Musei e responsabile della mostra all’aperto di Paladino, commenta su Facebook così durante una discussione con altri utenti: “Basta con i paraocchi. Guardate avanti. L’errore è stato di non fare a pezzi quella orribile statua di Dazzi. Avrebbero risolto il problema alla radice. Quando uccisero Benito i partigiani sapevano esattamente che se lo avessero lasciato in vita sarebbe successo il finimondo. E così provvidero a sistemare le cose. Lo stesso non fù fatto x Dazzi/Bigio, un errore. Comunque oggi il problema non è il Bigio. Signori vi abbiamo servito Mimmo Paladino su un piatto d’argento. Le perle preziose davanti ai porci?

Per i meno smaliziati Minini ha utilizzato la “Reductio ad Hitlerum” in versione italica. Il Bigio non va rimesso nella sua posizione originale anche se coerente con il resto della piazza. Anzi, va fisicamente distrutto. E chi si oppone a questo ragionamento non è un esteta ma un fascista con i paraocchi.
Perché? Perché il Bigio è fascista. Sì, non sono presenti fasci littori o altri simboli propri del fascismo, non è oggetto di venerazione, di idolatria né di marce commemorative ma è fascista. Il Bigio non può considerarsi come “depotenziato” da decenni di oblio in un magazzino comunale. Indirettamente rappresenta Mussolini e come tale deve avere la sua dose di macelleria messicana in piazzale Loreto.

E Minini non è solo. Se a Brescia un gallerista si augura che una statua venga fatta a pezzi a Bolzano stanno procedendo i lavori per coprire il bassorilievo più grande d’Europa. Motivo? Come il Gigio è opera fascista. E sempre a Bolzano sempre i soliti iconoclasti avevano proposto anche l’abbattimento Monumento alla Vittoria limitandosi fortunatamente ad apporvi un orribile anello a led. A 70 anni di distanza, dopo centinaia di proclami su quanto il fascismo e la sua eredità siano ormai consegnati all’oblio della storia i suoi simboli esteriori continuano a terrorizzare le bravi notte dei censori che invocano il sacro martello pneumatico a liberarli dal giogo fascista e identitario.

Stefano Casagrande

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  1. Ma si distruggiamo tutto. Questa marmaglia, stupida, cattiva, inutile parassita, merita di vivere solo nel concime da cui proviene. Facciamo morire l’Italia. Tanto noi sappiamo che se muore è solo per risorgere…

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